Tre testimonianze di catechesi dell’Iniziazione cristiana nella seconda serata del Convegno ecclesiale “Si sentirono trafiggere il cuore” (At 2, 37). La gioia di generare alla fede nella Chiesa di Roma

Mettiamo a disposizione sul nostro sito le tre testimonianze di catechisti pronunciate il 14/6/2011, nella seconda serata del Convegno ecclesiale “Si sentirono trafiggere il cuore” (At 2, 37). La gioia di generare alla fede nella Chiesa di Roma. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.



1/ Testimonianza di Paolo e Francesca Giuntella (Parrocchia Santa Francesca Romana)

Siamo Paolo e Francesca della Parrocchia di S. Francesca Romana e siamo qui per raccontare la nostra esperienza di catechisti di otto adulti che nel giro di poco tempo, si sono presentati al nostro Parroco per chiedere il Battesimo.

Lo Spirito Santo aveva suscitato in loro il medesimo desiderio di Dio e avevano intuito che la Chiesa era il posto giusto, ma erano diversissimi per età – avevano dai 28 ai 50 anni – diversissimi per situazione familiare e lavorativa – alcuni avevano già famiglia e lavoro, altri vivevano la difficile condizione del precariato – e per provenienza religiosa – accanto a 5 atei c’erano un musulmano, un ebreo e un’evangelica non battezzata.

Il parroco li ha subito inseriti in un piccolo gruppo parrocchiale e ci ha chiesto di affiancarlo come catechisti. Oltre all’incontro settimanale tutti insieme, ci siamo riservati, su suggerimento del parroco, lo spazio di un incontro al mese soli con i catecumeni in casa nostra per pregare insieme i vespri, ascoltare le loro domande sui temi affrontati, entrare in confidenza e dare la nostra testimonianza.

Questo ci ha permesso di far sentire la nostra casa come casa loro, crescere nella confidenza e nella fiducia reciproca e creare occasioni per esprimere ogni dubbio.

Ovviamente all’inizio ci siamo sentiti un po’ disorientati e spaventati. Non sapevamo come impostare un percorso che potesse far sfociare il loro desiderio di bellezza e verità nell’unica bellezza e verità che non delude che è quella di Gesù Cristo annunciato e presente nella sua Chiesa.

Insostituibile e determinante è stata la guida del nostro parroco che con il suo carisma sacerdotale di Pastore ci ha condotto e formato.

Sempre centrale è stato l’incontro con la Parola di Dio, con la storia d’amore e di salvezza che Dio ha intessuto con il popolo di Israele e che diventa storia con ognuno di noi.

A lungo ci siamo soffermati sulla figura di Abramo, nostro padre e maestro nella fede. D’altra parte la domanda con cui si apre il rito di ingresso al catecumenato che il sacerdote avrebbe loro rivolto con la domanda “Che cosa chiedete alla Chiesa di Dio?” non doveva avere come riposta proprio “La fede”?

Suscitare in loro la fede, far sì che accogliessero questo dono gratuito di Dio era l’obbiettivo del nostro operare.

La preparazione al Rito d’ingresso al Catecumenato è stato il loro primo incontro con la Liturgia della Chiesa, con il suo linguaggio. La liturgia manifesta concretamente ciò in cui la Chiesa crede con atti che non sono, come a molti dei catecumeni sembrava inizialmente, un recitare qualcosa di esteriore, ma un rendere visibili e concrete l’azione di Dio e la risposta dell’uomo in un’esperienza d’amore.

Molto significativo è stata una giornata di ritiro con loro interamente dedicata al significato di quella croce di Cristo con cui sarebbero stati segnati sui sensi durante il rito e che da quel momento sarebbe diventato il loro segno, “porta” di ogni preghiera elevata a Dio.

Importantissimo è stato insegnare loro quanto fosse necessario iniziare la giornata con il vangelo del giorno, dedicando anche solo 5 minuti alla preghiera fatta con il cuore, come a sintonizzarsi sotto lo sguardo paterno di Dio impegnandoci tutti ad essere fedeli a questo momento.

Man mano hanno cominciato a capire quanto la fede in Cristo avrebbe potuto e dovuto trasformare la loro vita, mettere bellezza, verità, amore, eternità in tante loro relazioni che sembravano orientate verso ben altro.

Con fatica, timore, ma anche cominciando ad assaporare una gioia nuova, si sono incamminati nella via del rinnegamento dell’uomo vecchio per abbracciare la vita nuova, la vita eterna che – hanno intuito – inizia già qui ed ora.

La loro presenza, il loro cammino, sono stati una presenza preziosissima per tutta la parrocchia: all’inizio infatti erano inseriti in un piccolo gruppo che con il tempo è aumentato ed ha così potuto condividere la loro formazione e la loro crescita nella fede, ritrovando e assaporando le ragioni e le meraviglie del credere.

Vederli a Messa la domenica, stupiti e curiosi, ricevere la particolare benedizione dopo l’omelia per poi uscire dalla celebrazione ha sottolineato in modo straordinario a tutti i parrocchiani il proprio ruolo di fedeli nella celebrazione eucaristica.

Abbiamo letto ed approfondito poi con loro il vangelo di Giovanni, ci siamo interrogati – catecumeni e gruppo di parrocchiani – su come la nostra vita stesse rispondendo alla Grazia sovrabbondante di Dio con una condivisione sempre più sincera che ha permesso di vedere concretamente l’opera di Dio e le Sue meraviglie nella vita di ciascuno di noi.

I due ritiri sulla beata Vergine Maria, nostra maestra di fede e di amore che costantemente prega per noi, ci hanno permesso di approfondirne il ruolo insostituibile smantellando pregiudizi e giudizi superficiali che purtroppo sono sempre diffusi.

Abbiamo poi studiato i 12 articoli del Credo, Catechismo della chiesa cattolica alla mano, chiedendoci tutti perché nella nostra vita di fede ogni articolo fosse fondamentale e come potessimo attestarlo nell’esperienza concreta di ognuno.

E nell’approssimarsi dell’ultima Quaresima meraviglioso è stato soffermarci sul Padre nostro, dono preziosissimo fatto ai figli di Dio, modello di ogni preghiera.

La lettura delle catechesi pre-battesimali dei padri della chiesa, in particolare di San Giovanni Crisostomo, ci ha poi aperto alla ricchezza della fede della chiesa delle origini.

Ascolto della parola, condivisione fraterna, scoperta meravigliata della ricchezza della liturgia, carità per i fratelli, con la guida del nostro parroco che particolarmente si è dedicato alla direzione spirituale dei catecumeni, sono stati i pilastri di un percorso di formazione alla fede in Cristo che si è svolto con semplicità ed entusiasmo inserito da subito in gruppo parrocchiale di giovani adulti, percorso che continua anche dopo il battesimo dei nostri fratelli, consapevoli tutti di quanto abbiamo sempre bisogno di crescere nella fede.

La verità è che degli adulti che si avvicinano per chiedere la fede in Cristo e i sacramenti dell’iniziazione cristiana, hanno decisamente posto la comunità parrocchiale di fronte al tesoro di Grazie che è nelle sue mani e che spesso sottovaluta.

Tutti insieme abbiamo camminato, ognuno con il suo passo, sperimentando e vedendo la cura del Padre per coloro che ha chiamato a diventare suoi figli, la bellezza e la verità del Figlio unica via al Padre, la forza, la consolazione e il consiglio dello Spirito Santo soprattutto nei momenti di difficoltà e dubbio, attraverso la testimonianza e l’insegnamento della Chiesa.

Grazie a Dio per la gioia che ci dà di generare alla fede in Lui nuovi figli e riscoprire così ogni volta la bellezza della vita nuova a cui ci ha chiamati.

2/ Testimonianza di Sandro ed Elvira Cescon (Parrocchia della Trasfigurazione)

Mi chiamo Sandro. Insieme a mia moglie Elvira siamo sposati da 31 anni e da circa 15 anni facciamo parte del gruppo di catechisti del Battesimo nato nel 1996 nella Parrocchia della Trasfigurazione.

In un Consiglio pastorale di quell’anno una suora, suor Arcangela, a cui era affidata la cura della pastorale battesimale, espresse il suo disagio: viste le richieste di tante famiglie di battezzandi, si rendeva conto di non riuscire a seguirle con attenzione tutte. Si pensò allora di formare dei catechisti che come noi due venivano già da un percorso di formazione per le comunione delle nostre figlie.

Si avvertì subito la necessità che dalla parrocchia si dovesse andare nelle case. Era quello il luogo più adatto per la catechesi battesimale. Nei 2 incontri nelle case, dove si cerca di spiegare i segni del Battesimo, si riesce anche a pregare con il salmo del Buon Pastore, mostrando ai genitori che in quel bellissimo testo biblico il loro bimbo viene presentato come una pecorella del Signore, come una “sua” pecorella.

Altro elemento importante che è maturato nella nostra esperienza è l’importanza della celebrazione del Battesimo nella messa domenicale. Il Battesimo, infatti, viene dato nella fede della Chiesa che tutti insieme professiamo e non semplicemente nella fede dei genitori o dei catechisti. Proprio la sua collocazione nell’Eucarestia domenicale fa risplendere il fatto che esso non è un sacramento intimo che riguarda la cerchia dei parenti e amici, ma un evento liturgico e comunitario.

Da subito emerse anche la necessità di educare alla preghiera i genitori dei bambini. Così, dietro il consiglio di un sacerdote che si chiamava don Lucas, abbiamo iniziato a proporre ai genitori di fare il segno della croce sulla fronte del bambino al momento della buonanotte, soffermandosi anche a dire brevi parole di ringraziamento sul giorno che si chiudeva.

Ci siamo accorti che questo gesto veniva accolto con entusiasmo perché i genitori avevano bisogno di esprimersi nei riti, nella preghiera, ma nessuno ormai glieli insegnava più. Invece, con quel suggerimento semplicissimo, tornavano a creare un momento intimo di preghiera con Gesù.

Altri momenti di preghiera che proponiamo sono legati al momento in cui si pone nella camera del bambino l’immagine della Madonna, al momento in cui si comincia ad insegnargli la preghiera con l’angelo custode, al momento delle prime visite in chiesa, eccetera.

Nell’educazione alla fede dopo il battesimo manteniamo i rapporti con le famiglie attraverso 4 incontri annuali nei tempi forti dell’anno liturgico. Solo per fare un esempio, invitiamo tutti i genitori dei bambini dai 0 ai 5 anni il primo sabato di Avvento. La prima parte dell’incontro si svolge in chiesa con una breve celebrazione che consiste nella lettura del Vangelo domenicale, in una breve omelia, nella recita del Padre nostro con canti dove i bambini si sentono protagonisti. Essi esprimono la loro gioia cantando e battendo le mani, mentre imparano a conoscere i segni liturgici che vengono via via presentati loro dal nostro parroco Don Battista. Segue sempre una merenda organizzata dalle famiglie, allestiamo un angolo con libri per bimbi aventi temi biblici ed anche testi per genitori. Questi incontri creano tra le famiglie relazioni personali e di amicizia. E sembrano avere un riflesso significativo sull’intera famiglia, aiutando a dare una scansione religiosa allo loro vita.

Da circa 4 anni nella nostra Parrocchia si svolge la catechesi del Buon Pastore per bambini 3-5 anni, catechesi creata da Sofia Cavalletti a partire dal metodo montessoriano. Essa ha un luogo specifico che chiamiamo l’Atrio. In questo ambito si sviluppano nel bambino costanza nel lavoro, ordine, silenzio e concentrazione. L’ambiente e il materiale reale con cui si fa catechesi è a misura di bambino. Il bambino può ascoltare l’annuncio religioso, meditarlo e viverlo secondo il suo ritmo con le parabole del Regno. Il bambino piccolo incontra Dio con tutto se stesso e coglie Dio in tutta la sua globalità. Questo metodo permette al bambino di maturare anche nella capacità di raccoglimento, fino ad arrivare ad esprimersi nella preghiera.

Da circa 2 anni invitiamo anche le famiglie ad una gita di 2 giorni. Lì si parla di un tema biblico con laboratori, giochi, momenti di preghiera e riflessione per i genitori ed, alla fine, ne sono entusiasti sia i bambini sia i genitori. Nell’ultima gita effettuata a settembre, una delle tante testimonianze che possiamo condividere è quella di molti genitori che hanno deciso di costruire una comunità di giovani famiglie che vivono nel territorio, che si ritrovano con cadenza regolare per sviluppare un confronto autentico, di crescita e affrontare diverse tematiche come l’educazione, il lavoro, la spiritualità. Alcune di queste giovani famiglie hanno dato poi la disponibilità a partecipare agli incontri per i fidanzati in preparazione al matrimonio e prossimamente anche nel gruppo della catechesi battesimale, per avere coppie giovani che possano proseguire questo percorso.

Possiamo confermare ciò che disse Giovanni Paolo II: “L’avvenire dell’umanità passa attraverso la famiglia”.

L’ultima esperienza che vorremmo condividere con voi questa sera è avvenuta sabato sera alla Veglia di Pentecoste. Tra i diversi cresimandi hanno ricevuto il sacramento della Confermazione 3 ragazzi Luca, Federico, Giorgio, che Sandro ed io abbiamo incontrato con i loro genitori, circa 14 anni fa, quando hanno chiesto il sacramento del Battesimo. Sandro è stato scelto da Luca come Padrino, Federico finita la celebrazione si è avvicinato a noi e ci ha abbracciati ed i suoi genitori ci hanno ringraziato, i genitori di Giorgio sono entrati da due anni nel gruppo dei catechisti del Battesimo. Quel cammino iniziato allora continua a portare i suoi frutti.

Dare oggi questa testimonianza a voi è per noi una gioia immensa. Il nostro invito è quello di impegnarvi senza timore nel costruire nelle nostre Parrocchie quel tessuto vitale che permette di far conoscere la persona di Gesù.

Concludo leggendovi un brano dal libro di Fabio Narcisi, che con noi ha fondato il gruppo di pastorale battesimale e che voglio ringraziare, anche ora che è malato, per il suo immenso lavoro:

“Tre sono le virtù particolarmente importanti per coloro che sono chiamati ad un progetto di pastorale battesimale: la Pazienza, la Perseveranza e la Tenacia. La Pazienza perché ci si muove in un ambito nuovo in cui le proposte avanzate possono non essere subito comprese e di conseguenza non suscitare subito le adesioni attese. Ma occorre anche la Perseveranza, capacità di mantenersi costanti nelle iniziative proposte, portarle avanti, dando alle cose il tempo di consolidarsi per produrre i loro frutti. Non meno importante è la virtù della Tenacia, quella particolare attitudine a far fronte ai contrattempi, alle fatiche, alla scarsa attenzione che talvolta si avverte nell’ambiente; ed anche una certa sfiducia che potrebbe subentrare. Avere Tenacia significa credere nel progetto pastorale ed impegnarsi fino in fondo per esso. Anche perché c’è fiducia e speranza nel cammino verso il Signore delle giovani generazioni”.


3/ Testimonianza di Padre Maurizio Botta (Parrocchia Santa Maria in Vallicella)



Sono padre Maurizio, dell’Oratorio di San Filippo Neri, vice-parroco della Chiesa Nuova. Vorrei dirvi innanzitutto che ho capito fin dagli inizi della mia vocazione che volevo cercare di essere un sacerdote catechista, come erano stati per me i sacerdoti che avevo conosciuto. Tante volte mi aveva commosso anche la figura di Don Camillo, nei film di Guareschi.

Mi ha sempre colpito il “dono sacerdotale” dell’insegnamento, la responsabilità sacerdotale di insegnare. Credo che questo sia ancora più significativo oggi. Il nostro tempo esprime l’esigenza di qualcuno che testimoni il valore di una figura maschile. Lo si vede proprio con i bambini ed i ragazzi: essi hanno bisogno del “Dono di una Paternità” che si prenda cura di loro. Di questa i bimbi hanno sovente una sete profonda. Questo senza nulla togliere al valore insostituibile dei laici, testimoni nel mondo del lavoro e della famiglia, che divengono catechisti. Ho scoperto che i bambini non vogliono meno bene ai loro catechisti – penso per esempio ad una giovane pediatra, amatissima dai bambini che è catechista nella nostra parrocchia – ma tutto cambia se anche il loro sacerdote testimonia la sua passione per la catechesi.

Voglio testimoniare anche dell’importanza delle parole del Signore che il vangelo ci ricorda: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite” (Mc 10,14). I bambini hanno la capacità di capire le cose della Fede almeno quanto l’adulto. Ma voglio subito sottolineare che il bambino apprezza di essere trattato con serietà – penso a Diego, a Marianna, ai bambini della mia parrocchia. Non si può e non si deve umiliare l’intelligenza strepitosa dei bambini. La via per una catechesi evangelica non è quella di eludere le loro domande. Se è vero che la catechesi non è una lezione, è altrettanto vero che Gesù non è una favola, è una cosa seria. I bambini non maturano se Gesù viene banalizzato. Non hanno bisogno di parole come “gioia, allegria, arcobaleno” e così via. Mi ricordo con orrore di un testo per ragazzi delle cresime che aveva una pagina con un racconto intitolato “Ninetto l’aviogetto”. Una cosa così un ragazzo te la tira dietro!

I bambini ed i ragazzi hanno invece bisogno di capire la straordinaria novità del cristianesimo. Io utilizzo sempre, fin dall’inizio, uno schema grafico semplicissimo fatto alla lavagna, senza “effetti speciali” che, in maniera sintetica mostra fin dal primo incontro come partendo dall’uomo come persona “capace di Dio” si possa arrivare a dire il cuore della nostra Fede: Gesù Cristo, Vero Dio e Vero Uomo che ci svela il Mistero di Dio come Padre e Figlio e Spirito Santo.

E’ importante annunziare ai bambini fin dall’inizio che l’uomo è l’unico essere che cerca Dio, che l’uomo è l’unico essere libero a cui non basta tutta la terra. Parlo loro in termini positivi dell’arte, della scienza, della filosofia, ma mostro loro anche come tutto questo all’uomo non basti. Insieme voglio che comprendano fin dall’inizio che senza la Libertà di Dio, che vuole farsi conoscere dall’uomo, l’uomo mai potrebbe conoscere Dio. E spiego loro che la fede della Chiesa annuncia che questo Dio è venuto incontro alla nostra sete inesauribile.

Alla fine dell’anno anche i bambini più timidi sanno ripetere questo schema al quale poco per volta aggancio ed aggiungo tutti i contenuti fondamentali della Fede. Ho capito che è importante non stancarsi di ripetere. Questa convinzione mi è nata dall’osservazione che i bambini amano guardare e riguardare lo stesso cartone animato… fino a conoscerlo a memoria. Hanno il piacere della scoperta, ma anche il piacere del riscoprire, il piacere di anticipare il catechista, il piacere di essere alla fine a loro agio con uno schema tanto da avere il piacere di spiegarlo a casa ai loro genitori. Ricordo con gioia di una cena fatta a casa di Luca, uno dei bambini, quando è stato lui, con gioia, a disegnare ai suoi genitori quello schema che lo aveva affascinato durante l’anno, con quell’uomo alla ricerca di se stesso e quel Dio che gli veniva incontro.

Un altro schema che utilizzo sempre è proprio quello del Catechismo della Chiesa Cattolica con i suoi quattro pilastri. Ritengo decisivo – lo è, infatti! – il passaggio, dalla Fede creduta alla Fede celebrata, Faccio solo un esempio. Ero ad un Campo scout come assistente e, con i capi, avevamo deciso di scegliere come tema quello della partecipazione attiva alla Messa. All’inizio i ragazzi non sembravano entusiasti, ma quando hanno cominciato a comprendere il valore del silenzio nella liturgia, tutto è cambiato. Ad esempio, quando hanno cominciato ad apprezzare il breve silenzio che precede la Colletta, quella preghiera che raccoglie il significato di quella Eucarestia che si stava celebrando, tutta la liturgia era ormai diversa, ma anche il Campo aveva ormai tutto un altro valore: avevano compreso come proprio la liturgia eucaristica era la chiave dell’incontro fra la loro vita ed il Dio di Gesù Cristo!

Voglio ricordare anche che la Chiesa di S. Maria in Vallicella permette di presentare le preghiere cristiane e tutti i misteri della Fede attraverso le opere d’arte, le straordinarie opere d’arte della Chiesa Nuova. Le pale d’altare descrivono tutti i misteri della Fede nella vita di Maria, dalla Presentazione di Maria al Tempio fino alla conclusione della sua vita, nella cupola, con l’Assunzione in anima e corpo in cielo e la sua incoronazione. La catechesi esce così dalle stanze della riunione per ammirare il Vangelo dipinto nella nostra Chiesa.

Voglio, infine, ricordare ancora un elemento che ritengo fondamentale, quello della testimonianza degli adulti nella vita dei bambini e dei ragazzi. Lo stesso schema che insegniamo ai bambini viene utilizzato con le coppie di ragazzi che si preparano al matrimonio. Ma, soprattutto, l’Oratorio Filippino non è una realtà riservata a bambini e ragazzi, anzi. I piccoli vedono che la catechesi e la formazione continua è una roba da grandi, è una cosa importante per i loro genitori e per gli amici dei loro genitori.

Vedono, ad esempio, tanti giovani ed adulti che partecipano al pellegrinaggio notturno delle Sette Chiese, vedono adulti e giovani che vengono per incontri sulla fede, ma anche di cultura (quest’anno abbiamo organizzato degli incontri su Tolkien, Chesterton, Lewis), vedono i grandi che vengono per confessarsi ed i sacerdoti che sono spesso in confessionale. Insomma, fanno esperienza che ci sono proposte per quando saranno grandi.

Mi ha colpito che un bambino, quando ha saputo che avevamo organizzato degli incontri su Tolkien, mi ha regalato un’edizione de Il signore degli anelli con le tavole a colori – sono 1000 pagine di libro! – e mi ha ringraziato, perché io amavo un autore per suo padre – e per lui, perché il padre gli leggeva la sera quel libro –  così importante. Aveva colto un piccolo segno di una comunità che educa i piccoli ed i grandi alla fede e desidera che i piccoli divengano grandi!