Lettera del Cardinale Vicario per l’attuazione del Convegno diocesano 2013

Carissimi,
come è tradizione, all’inizio dell’anno pastorale mi premuro di inviare la Lettera che raccoglie le principali indicazioni pastorali maturate nel Convegno diocesano dello scorso giugno sul tema “Cristo, tu ci sei necessario! – La responsabilità dei battezzati nell’annuncio di Gesù Cristo”. Aperto dalla catechesi del Santo Padre, il Convegno è stato molto partecipato, soprattutto la prima sera, ha suscitato interesse e ha raccolto proposte e suggerimenti stimolanti.
Anzitutto una considerazione di carattere generale, emersa anche nelle assemblee la terza sera del Convegno. I temi dei Convegni diocesani annuali ruotano tutti intorno alla “sfida pastorale centrale” che la Chiesa si trova oggi ad affrontare: suscitare e irrobustire la fede nel contesto di crescente secolarizzazione. Gli ambiti del progetto pastorale diocesano di questi anni, “Appartenenza ecclesiale e corresponsabilità pastorale”, si muovono tutti in una visione organica della vita cristiana, innovando e arricchendo contenuti e metodi pastorali con proposte e aggiornamenti che ripropongano in modo credibile la fede nel Signore Gesù e suscitino nei cittadini di Roma una rinnovata fiducia nella Chiesa.
Come sappiamo, questo processo di “aggiornamento” della pastorale è lento e richiede coraggio per diventare prassi pastorale ordinaria. Così le innovazioni proposte di anno in anno non impegnano soltanto per quell’anno, ma vanno gradualmente integrate nell’azione ordinaria delle comunità. Certo, molto dipende dalla convinzione e dall’impegno che noi pastori sappiamo imprimere a questi processi e quanto entusiasmo trasmettiamo ai collaboratori laici. Apprezzo l’impegno al riguardo di molti parroci e confido che tutte le parrocchie si mettano al passo.
E’ stato osservato poi da qualcuno che il Convegno ha messo “troppa carne al fuoco”. E’ vero, se si guarda la cosa soltanto dal punto di vista della parrocchia, quasi che ogni parrocchia sia in grado di realizzare subito tutte le “attenzioni pastorali” proposte. Ma se si considera che un Convegno diocesano convoca una volta l’anno tutti i soggetti ecclesiali e le articolazioni pastorali della Chiesa particolare, allora le proposte appaiono accettabili: ciascuno ha la sua parte. La parrocchia, comunità territoriale di base, è sempre di riferimento formativo ai singoli battezzati, ma altre attività possono essere promosse soltanto a livello inter-parrocchiale o di Prefettura, con il sostegno degli Uffici del Vicariato. Forse ci è necessario un po’ più di coraggio a lavorare insieme.

Richiamo ora alcuni punti sui quali ci impegneremo particolarmente in questo anno.

1. Pastorale battesimale. La riflessione del Convegno sulla “responsabilità del cristiano” non voleva distrarre l’attenzione dall’impegno di fortificare la pastorale battesimale per trasferirlo ad un generico discorso sulla responsabilità missionaria dei cristiani. Lo scopo era un altro: motivare con ancora maggiore convinzione e slancio la necessità di dedicare energie generose alla pastorale battesimale, senza la quale – non illudiamoci – non crescerà la responsabilità di annunciare Gesù Cristo alle giovani famiglie, cioè ai cristiani del futuro. Il Battesimo è una preziosa occasione di evangelizzazione e dobbiamo potenziarla, affrontando le non poche difficoltà che incontriamo.

a) La prima difficoltà è l’insufficiente numero di catechisti. Molte parrocchie hanno soltanto una coppia o qualche altra persona dedicata alla preparazione del Battesimo e quasi nessuno, se non occasionalmente, all’accompagnamento successivo alla celebrazione del sacramento. Dobbiamo incrementare i catechisti battesimali proponendo di dedicarsi a questo servizio quanti possono diventare idonei allo scopo: coppie di sposi, individuandoli anche tra gli stessi genitori dei battezzandi; persone consacrate; catechisti di altri settori da destinare stabilmente alla pastorale battesimale, ecc. Si dice: la gente non è disposta, è poco interessata, è sempre occupata. E’ vero. Ma noi dobbiamo essere come Abramo, che «ebbe fede sperando contro ogni speranza» (Rm 4,18)! Al Convegno, ricorderai, incoraggiavo le parrocchie meno provviste di catechisti a non aver timore di chiedere aiuto a chi ne ha di più. Qualche esperienza al riguardo sta dando buoni frutti. Lo ripeto oggi: chi è in difficoltà, ne parli in Prefettura ai confratelli che sono più provvisti. E’ un bel segno di scambio di doni tra comunità sorelle.

b) Altra difficoltà è la formazione dei catechisti. Anche qui muoviamo i primi passi. Chiedo alle Prefetture che l’anno passato non sono state pronte ad organizzare un primo stage di formazione guidato dall’Ufficio Catechistico del Vicariato di prevederlo quest’anno. Tuttavia ciò non basta, perché un breve stage è poca cosa. Dobbiamo puntare ad una preparazione specifica e più accurata, che confidiamo di poter realizzare con “Scuole per catechisti” di Prefettura per tutti gli ambiti pastorali, a partire da quello battesimale.
Come annunciato al Convegno, tre saranno gli incontri di formazione permanente per tutti i catechisti su “Spirito Santo e vita morale”: 1. La vita secondo lo Spirito e la vita secondo la carne; 2. La fede è capace di illuminare il matrimonio, la famiglia e la sessualità; 3. Le esigenze etiche irrinunciabili che sono a fondamento del diritto e della politica.
Incoraggio anche la proposta avanzata da qualcuno di creare in ogni Prefettura un’equipe di catechisti della pastorale battesimale che lavori ed operi insieme.

c) Un terzo aspetto riguarda la celebrazione del sacramento.

– Sono grato ai Parroci che hanno valorizzato il piccolo rituale con la Preghiera per i genitori in attesa. Io stesso ho potuto usarlo con frutto in varie parrocchie. La gente è contenta e i nuovi genitori si sentono accolti e accompagnati in un momento così delicato per loro. E’ l’occasione per un primo inserimento nella comunità. La preghiera è bene farla al termine della Messa domenicale, prima della benedizione finale. Suggerisco di prevederla più volte nel corso dell’anno, a cominciare dalla “Giornata della vita”, a giudizio del Parroco e secondo le necessità locali.

– La preparazione prossima del battesimo preveda almeno quattro incontri: il primo con il Parroco, due in famiglia, l’ultimo in parrocchia immediatamente prima della celebrazione, invitando ad esso anche i padrini. Naturalmente va evitata ogni burocratizzazione e tutto sia fatto con equità pastorale, venendo incontro alla gente. Per i contenuti si veda la mia relazione al Convegno 2012 e il sussidio preparato lo scorso anno dall’Ufficio Catechistico.

– Un passo avanti dobbiamo fare anche per la celebrazione del Battesimo, che è ancora considerato da molti un fatto privato della famiglia, e non un evento ecclesiale. Se non può essere inserito sempre nella Messa, si suggerisce di legarlo alla celebrazione eucaristica, prima o dopo. Nel Convegno è stata suggerita anche un’altra proposta. Quando il Battesimo è celebrato lontano dagli orari della Messa domenicale, si propone di tenere l’ultimo incontro di preparazione il sabato immediatamente precedente per evitare di chiedere ai genitori di venire una volta di più in parrocchia, invitandoli a partecipare alla Messa prefestiva, nella quale – se si ritiene – potrebbero essere inseriti all’inizio i riti di accoglienza del Battesimo. Può essere un modo per far partecipare i genitori, i padrini e i più vicini parenti alla Messa per ringraziare il Signore del dono del figlio che il giorno dopo riceverà il Battesimo. In questo modo si assicurerebbe anche una certa presenza della comunità.

– Ma la sfida vera da vincere ancora è l’accompagnamento dei genitori dopo il Battesimo per un cammino di appartenenza alla comunità parrocchiale, di crescita spirituale e di preparazione ad essere educatori alla fede dei loro bambini. E’ un impegno difficile, irto di ostacoli di ogni genere, ma assolutamente necessario. Ogni iniziativa è buona, ma facciamo di più. Dobbiamo aiutare le persone ad “appartenere” alla comunità cristiana per “vivere di fede”. Incoraggio dunque ancora una volta la nascita di gruppi di genitori che si incontrino in parrocchia o, meglio ancora, nelle case con i catechisti per itinerari di fede. Segnalo poi alcune proposte avanzate o ribadite durante la terza sera del Convegno: inserimento dei genitori nei gruppi parrocchiali e in quelli di catechesi per adulti; invio delle lettere mensili predisposte allo scopo nel sussidio diocesano; coinvolgimento dei genitori nella celebrazione dell’Eucarestia domenicale con ruoli liturgici specifici (lettori, presentazione delle offerte, coro, ecc.); partecipazione alle feste parrocchiali. Di particolare interesse considero la proposta di una Prefettura di monitorare il cammino di accompagnamento dei genitori e sostenere con speciale cura le iniziative intraprese. Decisivo però su tutto è di destinare, di anno in anno, a questo importante campo di lavoro qualche nuovo catechista, appassionato testimone e amico delle giovani famiglie, il quale faccia sentire la vicinanza concreta e l’affetto della comunità. Maggiore sostegno deve anche venire ai parroci dagli Uffici del Vicariato con sussidi e iniziative idonee.

2. L’indispensabile nutrimento per la responsabilità cristiana. Da bambino la mamma mi diceva che sarei diventato grande non con le caramelle e i gelati, ma mangiando ogni giorno il primo piatto del pranzo. Non devo spendere molte parole per raccomandare di dedicarci generosamente ad accompagnare una robusta formazione spirituale dei singoli fedeli, “segnata – come ha affermato Mons. Brambilla, relatore del Convegno – dai tre fondamentali della vita cristiana descritti nel loro aspetto visibile: l’operosità della fede, la fatica della carità, la fermezza della speranza”. Al riguardo rinvio a quanto ho detto al punto 5 della relazione, affidato in gran parte al quotidiano ministero di noi sacerdoti. Mi permetto di raccomandare in particolare tre cose: i gruppi di ascolto della Parola di Dio, che in tante parrocchie sono ancora occasionali e non stabili; la cura delle celebrazioni domenicali dell’Eucarestia; far rinascere nei fedeli il desiderio di una frequente confessione. E’ la vita ordinaria e non gli eventi eccezionali che forma i veri cristiani, responsabili di annunciare Gesù Cristo.

3. La celebrazione della Pentecoste. Grande attenzione è stata riservata nelle assemblee parrocchiali alla proposta di dare più rilievo in Diocesi alla celebrazione della Pentecoste. Al riguardo sarà preparata per tempo una proposta diocesana di catechesi e di celebrazione liturgica che valorizzi la solennità della Pentecoste, per aiutare a comprendere – come dicevo nella relazione al Convegno – che “solo corrispondendo all’azione dello Spirito Santo, la fede matura e diventa feconda”.

4. La responsabilità dei battezzati nel mondo. Certo, la pastorale d’ambiente è nuova e difficile da programmare e da portare avanti, anche per la scarsità dei collaboratori. Quantunque la vita parrocchiale quotidiana assorba già molte energie e non lasci spazio ad altre iniziative, sarebbe un peccato che suggestioni interessanti e iniziative avviate, seppure a livello embrionale, non avessero modo di svilupparsi. Chiedo ai Vescovi Ausiliari e ai Prefetti di ogni Settore di riprendere questa parte della relazione e di discutere i diversi ambiti indicati per individuare quali iniziative specifiche possono trovare la cooperazione delle forze laicali presenti sul territorio, nelle parrocchie e nelle realtà associative cristiane. E’ un modo per allargare la comunione e la responsabilità apostolica nella nostra città. Faccio alcune domande. Come far sorgere “scuole per genitori”, invocate da tutti quale aiuto prezioso per l’educazione dei figli? Si può immaginare, a livello di Prefettura, un’“opera di carità”, quale segno dell’attenzione della comunità cristiana in difesa dei poveri e degli ultimi? E’ possibile – se ne parla da anni – qualche iniziativa comune che interessa il mondo della scuola, dell’università, del lavoro, della salute? Avvertiamo tutti l’esigenza che i cristiani non siano assenti dalla responsabilità politica. Sotto la guida del Vescovo di Settore, possono individuarsi laici sensibili e preparati del territorio che promuovano “centri di cultura politica” per preparare, alla luce della Dottrina Sociale Cristiana, all’assunzione di specifiche responsabilità?

Conclusione

La catechesi del Santo Padre, sul testo paolino “Io non mi vergogno del Vangelo”, ci ha immesso nel clima spirituale giusto per sviluppare la responsabilità battesimale. “Vivere sotto la grazia e non più sotto la Legge”, sperimentando la “rivoluzione” del mistero pasquale di Cristo che cambia “il nostro cuore e da peccatori ci fa santi”, è la fonte della nostra speranza da offrire con la nostra testimonianza. “Il vangelo è per tutti!”, ha affermato con forza Papa Francesco. “Voi dovete andare fuori – ha insistito – Io non capisco le comunità cristiane che sono chiuse, in parrocchia”. “Una comunità chiusa, sempre tra le stesse persone, non è una comunità che dà vita. E’ una comunità sterile, non è feconda”.
Un messaggio appassionato, che ha toccato il cuore, a cui fare costante riferimento. Mi è tornato alla mente l’invito vibrante del Beato Giovanni Paolo II, a conclusione del Sinodo Romano, quando diceva: “Chiesa di Roma, trova te stessa fuori di te stessa; parrocchia, trova te stessa fuori di te stessa”.
Con il mio fraterno saluto e l’augurio di un fecondo anno pastorale.

Dal Vicariato, 8 settembre 2013
Natività della Vergine Maria

+Agostino Card. Vallini