Convegno ecclesiale 2011 “Si sentirono trafiggere il cuore” (At 2,37). La gioia di generare alla fede nella Chiesa di Roma. Sintesi dei questionari sull’Iniziazione cristiana nella Chiesa di Roma, di Andrea Lonardo

Mettiamo a disposizione on-line il testo della relazione di sintesi, tenuta da mons. Andrea Lonardo il 13/6/2011, sui questionari compilati dai parroci di Roma sulla situazione dell’Iniziazione cristiana in preparazione al Convegno diocesano 2011.

 

 

DIOCESI DI ROMA 
CONVEGNO ECCLESIALE 2011

«Si sentirono trafiggere il cuore» (At 2,37)
La gioia di generare alla fede nella Chiesa di Roma

Sintesi dei questionari sull’Iniziazione cristiana, di mons. Andrea Lonardo

È superfluo dire che non è facile parlare ora. Dopo che ha parlato il Santo Padre la cui predicazione, come afferma il Documento di base, è «una solenne catechesi, un dono incomparabile per la Chiesa» (DB 190) – lo sento profondamente anche a livello personale. Non è facile parlare oggi dinanzi a Lei, Eminenza, dinanzi ai sacerdoti ed ai laici di questa città. Proprio perché amiamo Roma e vorremmo che niente le mancasse ed invece siamo consapevoli della pochezza delle parole che abbiamo. Ma proprio per questo non possiamo tirarci indietro nel fare il nostro meglio.

Il mio compito è darvi un resoconto, in parte anche numerico, sui questionari che sono stati raccolti. Permettetemi di dire subito che non è la quantificazione numerica che ci indicherà mai lo stato di benessere – o di malessere – di qualsivoglia “avventura educativa” e, tantomeno, di quella cristiana.

La vera questione non deve essere per noi quanti restano in un gruppo parrocchiale al termine dell’Iniziazione cristiana. Vorrebbe dire che siamo rinchiusi in una prospettiva ecclesiocentrica e che il nostro atteggiamento è difensivo.

La vera questione che dobbiamo porci è se le persone che vivono l’Iniziazione cristiana diventano migliori. Anzi se percepiscono che senza il Vangelo non si può essere felici, se conservano nella loro memoria che il Vangelo offre loro quel Dio senza il quale niente di ciò che faranno ha senso alcuno! E se queste persone rendono migliore il mondo, se senza la loro novità anche gli altri che ancora non credono sarebbero in fondo più poveri.

Già il re Davide venne rimproverato da Dio perché era ossessionato dal contare gli uomini che aveva a disposizione. Ma soprattutto Gesù, con una libertà che solo il suo essere Dio gli consentiva, provocò Pietro dicendogli senza alcuna paura: «Volete andarvene anche voi?».

La risposta di Pietro rivela che cosa egli aveva compreso: «Signore, tu solo hai parole di vita eterna!». Questa è la convinzione da cui può partire una verifica sul nostro tema.

La consapevolezza di «essere» la vita eterna permette al «Padre» della parabola di aspettare il figlio che se ne è andato lontano e di invitare il figlio che è sempre rimasto lì: entrambi non avrebbero mai compreso senza quel Padre come trovare vita e gioia.

Verificarci – permettetemi di dirlo – vuol dire domandarci se siamo convinti e se riusciamo a comunicare che Dio è la vita, che chi è con Dio costruisce la nostra città di Roma e quest’Italia che amiamo. E che la mancanza di Dio rende meno buoni, poveri di speranza. In questo senso l’Iniziazione cristiana è il percorso della vita, il percorso che dona la vita. E, per questo, ci interessa, ci sta veramente a cuore!

Premessa ai dati dei questionari che vengono forniti

Vengo ora più direttamente ai questionari. La lettura dei dati che esporrò ora ha bisogno di alcune avvertenze. I questionari avevano lo scopo di offrire una prima “fotografia” della realtà e, conseguentemente, non hanno coinvolto direttamente né i catechisti, né i diversi collaboratori pastorali, né i consigli pastorali parrocchiali: tutti erano, infatti, impegnati nella riflessione sull’Eucarestia domenicale e la testimonianza della carità.

I questionari sono stati compilati, quindi, direttamente dai parroci e rispecchiano il “loro” punto di vista. Come ben sapete, per l’amore che tutti portiamo ai nostri parroci, la loro lettura della situazione è “quasi infallibile”, ma è pur sempre la “loro” lettura che dovrà esser integrata dal lavoro di tutti noi!

Molti dati sono soprattutto numerici, senza eccessive spiegazioni. Infatti, mentre le ultime due domande del questionario erano più libere, le altre chiedevano invece di registrare semplicemente risposte “chiuse”. Questo da un lato ha semplificato il lavoro, ma dall’altro ovviamente lo ha reso più povero, perché non ha permesso che emergessero sempre le motivazioni più profonde, così come tante altre problematiche particolari.

Ma, in fondo, era proprio questo che si chiedeva al questionario. Solo una prima “fotografia” della situazione su cui lavorare poi nella verifica vera e propria che comincia con questo Convegno.

Sono giunti alla Segreteria del Vicariato 244 questionari, ma, di questi, solo 214 in tempo utile (cioè fino a 10 giorni fa), per cui l’analisi che vi propongo si riferisce solo a 214 di essi. Oltre ai questionari parrocchiali sono giunte le schede di rilevazione di alcune cappellanie delle comunità straniere e di alcune cappellanie universitarie ed il loro contributo arricchisce notevolmente il quadro generale. Sono, inoltre, giunti singoli rilevamenti da parte di alcune realtà che si occupano stabilmente di Iniziazione cristiana come la Catechesi del buon pastore, o da parte di esperienze che vivono l’Iniziazione cristiana con attenzioni particolari, come quella dell’handicap mentale.

Seguendo la scansione del questionario, ho raggruppato le risposte in alcuni capitoletti.

1/ L’Iniziazione cristiana dei giovani e degli adulti

Innanzitutto l’Iniziazione cristiana dei giovani e degli adulti. Le prime quattro domande riguardavano esplicitamente questo ambito, ma vi hanno fatto spesso riferimento anche le domande finali.

Dai questionari risulta che tutte le parrocchie hanno in media un battezzando adulto ogni 4 anni (sono stati 88 i battesimi degli adulti in questo anno, su 336 parrocchie). Questo significa che, a parte le parrocchie con pochissimi abitanti, tutte hanno ormai celebrato almeno una volta, ma spesso più di una volta, tutte le tappe liturgiche richieste dal catecumenato per giungere al Battesimo.

L’esperienza viene ritenuta estremamente positiva. I questionari affermano che catechisti dei catecumeni sono soprattutto coppie di laici – marito e moglie – (103 questionari), religiose (19), persone di età avanzata (13), ma che anche i sacerdoti ed i diaconi sono molti coinvolti (89).

Le persone che chiedono il battesimo provenendo da famiglie spesso definite ex-sessantottine che non li hanno battezzati da piccoli, o provenienti da altre religioni come l’ebraismo, l’islam, il buddismo, i testimoni di Geova, sono certamente un grande dono – affermano i questionari – che fa riscoprire la fecondità della Pasqua.

Non è superfluo ricordare che per alcuni di questi nuovi battezzati la conversione al cristianesimo può essere molto pericolosa nella stessa città di Roma, a motivo delle pressioni delle etnie di origine che si oppongono talvolta risolutamente al loro avvicinamento alla fede. La loro testimonianza acquista così un significato ancora più ampio: molti, nelle loro lettere di richiesta del Battesimo, scrivono di essere stati conquistati dalla misericordia e dalla libertà del Dio dei cristiani.  

2/ Itinerari di riscoperta della fede per giovani e adulti

Ma la riflessione sull’Iniziazione cristiana dei giovani e degli adulti non può limitarsi al Catecumenato. Molti questionari, infatti, affrontano innanzitutto la questione del completamento dell’Iniziazione cristiana, raccontando di chi chiede di ricevere la Cresima da giovane e adulto. Molti altri allargano ancora l’orizzonte parlando di chi, dopo essersi allontanato dalla fede in età adolescenziale, riscopre la fede in età più matura. Queste problematiche emergono nelle risposte al quesito se esistono itinerari di scoperta del cristianesimo offerti ai giovani e agli adulti che si “riavvicinano” alla Chiesa.

Molte parrocchie denunciano il fatto che non esiste alcun itinerario da offrire loro (42 lo affermano esplicitamente, quindi ¼ circa del totale). Qualcuno dichiara addirittura di non conoscere persone che chiedono di riavvicinarsi alla fede. Comprendete bene che rischio di ripiegamento su se stessi, sulle persone già credenti e praticanti, sia presente in atteggiamenti simili.

A fronte di questo, molte parrocchie sottolineano invece di aver trovato nei diversi movimenti e cammini l’itinerario da proporre a chi chiede di riscoprire la fede. Questi itinerari possono essere ritmati settimanalmente o assumono talvolta la forma di stages o di incontri forti con momenti di convivenza. Vengono ricordate anche proposte maggiormente legate ad incontri particolari, in occasioni di missioni al popolo, sia al centro di Roma sia nei diversi quartieri.

Un ulteriore elemento sembra indicare, però, che sta maturando nel senso comune delle parrocchie la necessità di una “nuova evangelizzazione”: si assiste, infatti, al sorgere di nuove proposte maturate nella vita parrocchiale ordinaria.

Ben 11 parrocchie affermano, ad esempio, di aver intrapreso l’itinerario dei 10 Comandamenti come cammino offerto a persone che si inseriranno poi nei diversi gruppi parrocchiali. Altri questionari indicano che si è dato inizio ad alcuni itinerari per chi vuole avvicinarsi alla fede, ad esempio con gruppi di vangelo nei palazzi o nelle zone pastorali della parrocchia. La risposta grandemente positiva a questi itinerari di scoperta della fede indica quanta sete ci sia nella nostra città di parole che illuminino la vita.

Si sottolinea anche, nella stessa direzione, che sono in crescendo quanti chiedono di completare l’Iniziazione cristiana (lo ricordano 46 questionari, ma non c’è dubbio che questo aumento riguarda molte altre parrocchie, anche se non è dato precisarlo, perché mancava una domanda specifica nel questionario in merito), domandando di essere cresimati negli anni delle superiori, dell’università o nei primi anni del lavoro. La preparazione alla Confermazione viene allora proposta – si afferma – come itinerario per riscoprire la fede.

Anche i questionari della pastorale universitaria sottolineano l’importanza di un accompagnamento dei giovani che non hanno ricevuto la Cresima in età adolescenziale: proprio il cammino dei cresimandi in un momento così intenso della loro formazione come la vita universitaria diviene stimolo per scoprire la fecondità della fede nei confronti della cultura e della vita.

Molti, inoltre, sembrano riavvicinarsi alla fede in occasione del matrimonio. La preparazione alle nozze diviene per tanti l’occasione per riprendere il cammino di fede abbandonato durante l’adolescenza (lo sostengono 26 questionari, ma anche qui senza che ci fosse una specifica domanda in merito, quindi il fatto riguarda probabilmente tutte o quasi le parrocchie).

Tutte queste esperienze vengono valutate molto positivamente dai parroci.

Alcuni sacerdoti del centro – diocesani e religiosi – affermano che sono state molto apprezzate proposte che valorizzino la dimensione culturale tipica della fede cristiana. Essi sostengono che c’è sete di contributi di spessore qualitativo: le persone, infatti – a loro dire -, cercano chi le aiuti a comprendere che il Vangelo fornisce loro la chiave per leggere la vita nel profondo, così come desiderano scoprire la fecondità culturale del cristianesimo. A loro avviso, proprio la dimensione caratteristica del centro storico di Roma invita a non assolutizzare l’importanza della comunità locale parrocchiale: essi sono testimoni della vita di tanti che, abitando altrove ma lavorando o studiando in centro, desiderano un confessore o approfittano di cicli di conferenze o di momenti di preghiera offerti nelle diverse chiese del centro

Lo stesso dato emerge in negativo, quando si ricorda che la trascuratezza di una dimensione culturale è uno degli elementi che impoverisce la proposta della fede per chi si riavvicina alla Chiesa. 

Importante è anche il contributo delle cappellanie degli stranieri che affermano come sia ancora troppo poco avvertito il problema dell’annunzio del vangelo ai nuovi immigrati in Roma. Se la testimonianza della carità e dell’accoglienza certamente influisce positivamente su di loro – affermano esplicitamente i questionari –, debole è però ancora la proposta di vere e proprie occasioni per conoscere in maniera più sistematica la fede. La comunità di Roma dovrebbe essere più consapevole della presenza in città di tanti che ignorano tutto della fede cristiana, vuoi perché ne sono stati impediti nel loro paese di origine, vuoi perché più semplicemente sono cresciuti in regioni dove la maggioranza professa una diversa fede.

Dai questionari emerge allora una prima grande questione da sottoporre alla nostra verifica: quella della capacità delle nostre comunità di parlare al cuore ed alle menti dei giovani e degli adulti della città. Ci sono segnali incoraggianti, ma ci sono anche ombre e mancanze. Come rispondere alla chiamata di Dio a presentare la bellezza del Vangelo a chi ne ignora la bontà? Servono catechisti o piuttosto itinerari o entrambe le cose? La proposta della fede ai giovani ed agli adulti è questione riservata ad alcuni o è la grande vocazione che riguarda tutti? E soprattutto cosa comporta tutto questo?

Certo è che un nuovo atteggiamento è necessario per passare dalla recriminazione e dalla sterile critica dei “tempi che corrono” ad una passione feconda di impegno progettuale.

3/ La preparazione al Battesimo dei bambini

Alcune domande del questionario si indirizzavano più direttamente alla pastorale battesimale. Senza esclusione alcuna, tutti affermano che il battesimo è un’occasione preziosa. L’esperienza sembra dimostrare che realmente tante persone si avvicinano al Vangelo proprio tramite il Battesimo e la preparazione ad esso, anche se poi la continuità del cammino sembra difficile.

Le risposte sulla catechesi battesimale permettono di cogliere una situazione molto diversificata. Sono certamente in aumento le coppie di catechisti laici (126 risposte nei questionari), ma anche diaconi (34 questionari) e religiose (14 questionari) danno il loro contributo. In molte altre parrocchie, la pastorale battesimale è riservata invece ai sacerdoti ed al parroco in particolare.

La maggior parte delle parrocchie non hanno proposte per accompagnare i genitori dei bambini battezzati (89 questionari), oppure riescono a farlo poco (72). Per contro ben 55 parrocchie affermano di avere una buona proposta di accompagnamento delle famiglie dopo il Battesimo.

A differenza del passato, sembra emergere una maggiore serenità nelle risposte dei parroci sulla questione. Sono raramente presenti toni forti di critica nei confronti di chi chiede il Battesimo per i propri bambini. Lo stile dominante sembra essere oggi quello del dialogo e dell’accoglienza, della condivisione della gioia di chi ha ricevuto la grazia di una nuova vita e avverte il “mistero” di questa presenza viva che viene loro affidata. È evidente, comunque, che la consapevolezza di fede di chi chiede il Battesimo non è ancora pienamente matura.

Qui si apre un secondo grande ambito per la nostra verifica, ambito che è sottolineato più volte anche dalle risposte ai “nodi” scottanti dell’Iniziazione cristiana oggi (le ultime domande del questionario). 17 questionari affermano che la formazione cristiana dei bambini battezzati non può aspettare che essi arrivino alle elementari o, peggio ancora, al momento della diretta preparazione all’Eucarestia. Emerge chiaramente, anche se ancora da parte di pochi, l’esigenza che le famiglie siano aiutate ad introdurre i bambini alla fede fin da piccolissimi.

C’è una consapevolezza condivisa che perché questo avvenga i genitori non debbono essere abbandonati a loro stessi, ma la comunità deve camminare al loro fianco. Appare chiaro dai questionari la convinzione che non è una forzatura il lavoro sulla dimensione religiosa dei bambini, ma piuttosto che è vero il contrario. Avendo essi fin da piccoli una grande domanda su Dio, sul “cielo”, sulla provvidenza, sulla bontà della vita, non dare loro risposta vorrebbe dire negare loro qualcosa che gli è necessario come il pane.

Su questo ambito, in sintesi, i questionari sembrano indicare la consapevolezza di una grande opportunità, ma anche la necessità di prepararsi per servire la famiglia nelle sue responsabilità verso le nuove generazioni. Tante questioni sembrano allora da chiarificare: come aiutare i genitori nel loro compito educativo verso i figli ancora piccoli? Quali catechisti preparare per questo? Cosa offrire ai bambini prima del loro ingresso nella scuola e nella catechesi sistematica?

4/ L’Iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi

Un terzo grande ambito di domande dei questionari riguardava la prosecuzione dell’Iniziazione cristiana dopo il Battesimo, quando i figli divengono fanciulli, preadolescenti e poi adolescenti.

Conformemente a quanto detto sopra, solo poche parrocchie affermano di avere un progetto continuativo di catechesi dal Battesimo all’adolescenza. L’idea di un cammino permanente che accompagni con continuità il crescere dei bambini e dei ragazzi è un desiderio, ma non una realtà.

L’attenzione sembra concentrarsi sui 5 anni di preparazione più direttamente legati ai Sacramenti. Esistono oscillazioni sulla collocazione di questi 5 anni, ma lo sforzo maggiore è concentrato comunque su di essi. 

I questionari permettono di avere una fotografia più precisa delle età nelle quali la catechesi è offerta senza eccezioni in ogni parrocchia.

Per quel che riguarda la preparazione immediata alla Comunione, infatti, 156 parrocchie accompagnano i bambini alla Comunione dalla III alla IV elementare (si adotta qui per comodità l’antico modo di esprimersi). Solo 39 propongono l’itinerario di preparazione alla Comunione in IV e V elementare, mentre 22 chiedono che il cammino duri 3 anni (III, IV e V elementare).

Maggiori oscillazioni si registrano in merito alla Confermazione. 124 parrocchie accompagnano i ragazzi per 2 anni, mentre 90 chiedono un itinerario di 3 anni (3 parrocchie, invece, chiedono 1 solo anno). La celebrazione della Cresima avviene in II media (per 80 parrocchie), in III media (per 94 parrocchie), in I superiore (per 32 parrocchie), dal II superiore in poi (per 12 parrocchie). Se si considera che generalmente quando si afferma che la Confermazione viene conferita in I superiore si intende in realtà nei primi mesi dell’anno, si vede che la maggior parte delle parrocchie (126) la celebra a cavallo fra III media e I superiore.

Numerosi questionari dichiarano che si è in difficoltà a proporre un itinerario condiviso ed unitario di Iniziazione cristiana per i bambini ed i ragazzi. Si afferma, infatti, che i catechisti non hanno una progettualità chiara riguardo contenuti ed esperienze da proporre in maniera progressiva ed organica. La difficoltà cresce con il crescere dell’età: soprattutto nel cammino della Cresima, quindi in relazione alla pre-adolescenza ed all’adolescenza, le difficoltà ad elaborare un itinerario si fanno maggiori. 159 questionari dichiarano di utilizzare i catechismi della CEI, 24 di usare il Catechismo della Chiesa Cattolica od il Compendio, 160 di utilizzare altri sussidi di diverse case editrici o di aver elaborato una sussidiazione parrocchiale. 50 questionari dichiarano di utilizzare direttamente la Bibbia nella catechesi.

Chiarificare l’identità di un itinerario che sia progressivo, ma che anche ritorni via via sui temi e sulle esperienze portanti con il variare dell’età, sembra a molti una questione importante da affrontare in futuro.

Per quel che riguarda le esperienze proposte ai bambini ed ai ragazzi, la totalità dei questionari insiste sulla liturgia domenicale. Per 204 la partecipazione all’Eucaristia domenicale viene vista come elemento costitutivo del cammino di Iniziazione cristiana.

138 comunità accompagnano il cammino anche con ritiri comunitari, 147 con proposte che coinvolgono l’oratorio, 88 con esperienze di carità e 86 con esperienze di servizio comunque in parrocchia.

Significativa appare la proposta di momenti di incontro che valorizzano il tempo estivo: 122 comunità propongono campi di formazione estivi e 95 l’oratorio estivo (GREST, ORES o proposte analoghe). 63 questionari dichiarano che non esiste alcuna proposta estiva per i bambini ed i ragazzi.

65 questionari propongono esperienze legate all’ACR, al COR, allo scoutismo o ad altre associazioni, ritenendole molto positive.

È in aumento il numero dei bambini che ricevono il Battesimo nel cammino verso la I Comunione (precisamente 199 bambini su 214 parrocchie, quindi in media 1 per comunità, 2% del totale dei Comunicati).

Sul totale dei bambini che ricevono la Comunione, il 58% prosegue il cammino per la Confermazione. Sul totale dei ragazzi che celebrano la Cresima il 38% prosegue il cammino nel I anno successivo (il 22% rispetto al numero dei Comunicati). Non sembra, in conseguenza, aderente alla realtà odierna di Roma l’abituale affermazione che i ragazzi interrompono il cammino dopo la Cresima, bensì il problema sorge già prima: quello della continuità fra gli anni “della Comunione” e quelli “della Cresima”.

D’altronde i questionari raccontano che la pre-adolescenza e l’adolescenza sono le età in cui i ragazzi sono maggiormente lasciati a loro stessi. La difficoltà della Chiesa appare speculare a quella della famiglia, della scuola e dell’intera società che sembra quasi cessare di fare proposte ai ragazzi, non riuscendo ad interagire ad un livello più profondo con i loro “non mi va” che li caratterizzano invece in superficie.

I questionari aprono anche l’importante questione del rapporto fra pastorale giovanile e catechesi di Iniziazione. 162 questionari affermano che si è creata una tradizione per cui i ragazzi già sanno che il cammino avrà una continuità dopo la celebrazione della Cresima (solo 50 affermano il contrario), ma poi un numero minore (121) afferma che la testimonianza degli adolescenti e dei giovani è valorizzata nel cammino dell’Iniziazione.

Dove esiste questa tradizione le percentuali dei ragazzi che continuano il cammino verso la Cresima e dopo la Cresima sono più alte. Si può ipotizzare che gli adolescenti, dove vedono concretamente una testimonianza di giovani più grandi di loro che li accompagnano, ne sono attratti. Alcuni questionari spiegano che anche la testimonianza di coppie sposate si è rivelata molto positiva, perché i ragazzi entrano in un’età nella quale sono assetati di comprendere come vivere i loro affetti.

È possibile trarre un ulteriore elemento di valutazione dalle domande del questionario “a risposta libera”. Ben 27 questionari affermano che un nodo da sciogliere è quello della continuità della catechesi dopo l’Iniziazione cristiana dedicando tempo ed energia ai giovani. A questi debbono essere aggiunti altri 20 questionari che trattano dei frutti che ha portato il lavoro negli oratori, con i giovani e nella vocazione di catechisti di età giovanile. Un quarto dei questionari ritengono insomma che sia necessaria una passione educativa per gli adolescenti ed i giovani se si vuole assicurare continuità al cammino al termine dell’Iniziazione cristiana. A loro dire, non sembra sufficiente aver lavorato bene con i genitori, perché i ragazzi, superata la fanciullezza, cercano testimoni fra i giovani più grandi di loro, non solo fra gli adulti.

Una domanda riguardava il rapporto con le scuole cattoliche. 70 parrocchie dichiarano che esiste una buona collaborazione fra Iniziazione cristiana e scuola cattolica. Spesso religiose e religiosi collaborano con la catechesi in parrocchia e sacerdoti delle parrocchie sostengono il lavoro nelle scuole. In alcune scuole, soprattutto in quelle tenute da ordini religiosi maschili, l’Iniziazione cristiana avviene all’interno della scuola stessa in accordo con i parroci, in qualcuna – a dire dei questionari – senza accordo. 

Alcuni questionari dichiarano che esiste un buon rapporto anche con la scuola statale e 5 indicano nel raccordo con la scuola e con le sue tematiche uno dei nodi più importanti nell’educazione delle nuove generazioni.

5/ I catechisti

I catechisti sono in maggioranza donne (76%), in minoranza uomini (24%). La maggioranza è di età adulta (54%), il 26% è costituito da giovani, il 9% da persone di età avanzata. Nell’11% dei casi è una coppia di sposi ad essere catechista. Ritengo che i catechisti di Roma siano almeno 8.000, ma nessuno, se non Dio, ne conosce il numero, tanto è gratuito e disinteressato il loro servizio da non essere registrato in nessun archivio!

La loro formazione è demandata, secondo 180 questionari, al parroco, secondo 104 al vice-parroco, secondo 87 intervengono anche incontri di prefettura. Solo 2 questionari dichiarano che non viene proposta alcuna formazione ai catechisti.

La loro formazione viene ritenuta buona da 115 questionari, sufficiente da 98, scarsa solo da 3. Essi sono ritenuti in grado di presentare i grandi temi della fede in maniera ottima da 33 questionari, in maniera abbastanza buona da 168, in maniera insufficiente da 12.

Leggermente inferiore è la valutazione della capacità dei catechisti di entrare in sintonia con la mentalità delle nuove generazioni: 30 questionari dichiarano che essi sono molto in grado di farlo, 159 che lo sono abbastanza, 26 che lo sono poco.

63 questionari dichiarano di avere catechisti formati all’Iniziazione cristiana di persone con handicap, mentre 116 dichiarano di non averne.

6/ I nodi problematici ed i frutti del cammino dal Sinodo in poi

Le domande “a risposta aperta” permettono di analizzare in maniera più completa – e più problematica – i dati numerici espressi precedentemente. 

6.1/ L’esigenza di una chiarificazione dei termini

Più volte, nei questionari, ma anche negli interventi inviati a margine, si sottolinea la necessità di giungere in questo anno ad un chiarimento dei termini (una explicatio terminorum) che si utilizzano nell’Iniziazione cristiana. Cos’è Iniziazione cristiana, innanzitutto? In che rapporto essa sta con l’annunzio del vangelo? L’annunzio del Vangelo coincide con il kerygma oppure abbraccia altre dimensioni assolutamente necessarie? Qual è il ruolo dei Sacramenti nell’Iniziazione? Qual è il valore peculiare della Confermazione? Quale il ruolo della comunità cristiana nell’Iniziazione?

Da questa chiarificazione nascerebbe – si afferma – una unitarietà di prospettive più decisiva di una eventuale unità di prassi più direttamente organizzativa.

6.2/ La famiglia: una catechesi che la sappia incoraggiare e valorizzare

Fra i nodi più importanti da affrontare si indica innanzitutto la famiglia – praticamente la totalità dei questionari ne parla (126 dichiarano che è il nodo da affrontare e 46 dichiarano che un maggiore coinvolgimento delle famiglie è uno dei frutti del lavoro degli ultimi anni). Dovunque si insiste che non si può più lavorare con i figli prescindendo dai loro genitori. Così il rapporto con la famiglia è anche fra i frutti più sottolineati nella pastorale degli anni che seguono il Sinodo. Al contempo si sottolinea, però, la debolezza della famiglia attuale, le sue problematiche, la situazione delle famiglie divise.

Questi rapidi cenni indicano la grande questione che si apre: si tratta semplicemente di essere più esigenti con le famiglie o, piuttosto, di essere più propositivi, incoraggiando e sostenendo le famiglie nel loro ruolo. 

Un questionario, ad esempio, dice che la famiglia non deve sostituire la comunità parrocchiale, ma anzi che è la Chiesa a doversi fare carico anche dei genitori, se vuole veramente amare i loro piccoli.

Il lavoro con le famiglie sembra, insomma, da riprendere con gioia, essendo solo agli inizi.

6.3/ La pastorale battesimale

Legato alla questione della famiglia riappare nelle domande “ a risposte libere” la questione della pastorale battesimale e post-battesimale. Diverse relazioni – ma in numero molto minore rispetto alla richiesta più generale di un lavoro con le famiglie – indicano la necessità di dedicare molta più attenzione a questo momento della vita (lo chiedono 11 questionari, mentre 6 sottolineano che è uno dei frutti), proprio perché le famiglie non sono più in grado di educare alla fede i bambini fin da piccoli.

Il sostegno della comunità sembra decisivo. Si sottolinea ripetutamente come la compagnia della Chiesa ha una possibilità reale e gratuita di far riscoprire la bellezza della fede ai genitori proprio in quel momento della vita così decisivo e appassionante, come è quello della nascita di un figlio. L’esperienza – affermano i questionari – sembra indicare che la nascita di un bambino rende i genitori particolarmente sensibili a comprendere il messaggio del Dio di Gesù Cristo.

Si potrebbe dire – senza paura di sbagliare – che le famiglie sono molto vicine alla Chiesa, probabilmente più delle persone che non hanno bambini, perché si rendono conto della bontà del Vangelo non solo per loro stessi, ma anche come sorgente di speranza che li assicura che la vita dei loro bambini è benedizione. Inoltre, la nuova nascita fa loro riscoprire il loro ruolo educativo che li porta immediatamente ad interrogarsi su quali proposte offrire ai loro figli perché maturino una vita buona.

6.4/ I contenuti della catechesi e il contesto in cui viviamo

71 questionari dichiarano che il “nodo” decisivo della catechesi consiste nel suo relazionarsi con il contesto in cui viviamo (è l’elemento maggiormente sottolineato dopo il nodo della famiglia). Chi si avvicina alla fede ha talvolta una forte pre-comprensione che deriva da presentazioni negative o, comunque, parziali del cristianesimo.

Ma, al di là, di posizioni esplicitamente avverse, si sottolinea come esista uno stordimento collettivo, dovuto ai ritmi frenetici imposti dal lavoro e alla pressione della comunicazione vorticosa che impone modelli di pensiero e di comportamento senza che la persona nemmeno se ne avveda.

Questo rimanda alla necessità di un’Iniziazione cristiana che sappia ripartire dai suoi contenuti essenziali, che si soffermi proprio sui temi centrali del messaggio cristiano.

Le “risposte libere” problematizzano quanto affermato dalle risposte numeriche – dove si diceva che i catechisti erano abbastanza in grado di presentare la fede nel contesto attuale. Emerge, invece, da queste risposte più libere che la grande difficoltà della catechesi è oggi proprio quella di mostrare la rilevanza della fede cristiana dinanzi alle provocazioni culturali del tempo presente. Anzi che essa può essere bella e interessante solo quando va alla radice delle grandi questioni della fede e della vita, senza perdersi in questioni secondarie e accessorie.

In questo senso, molti questionari insistono sulla necessità di giungere ad una maggiore formazione dei catechisti (lo chiedono 37 questionari).

Grande spazio viene dato, quindi, alla questione della proposta della fede, con esplicito riferimento agli adulti, ma anche ai bambini e ragazzi. Si afferma ripetutamente che bisogna uscire da una catechesi come preparazione ai Sacramenti per passare ad una catechesi che introduca alla vita cristiana. Si afferma ripetutamente che esiste una scollatura fra la fede e la vita e che questa scollatura si manifesta nella impermeabilità della catechesi alle questioni che sono sul tappeto nelle ore della scuola – per i ragazzi – e del lavoro – per i grandi. Soprattutto la grande questione della vita affettiva e del suo orientamento sembra essere importantissima per tutti, ma viene affrontata poco dalla catechesi.

6.5/ La liturgia domenicale

Molto rilevante viene ritenuta la questione dell’Eucarestia domenicale (25 dichiarano che è il nodo da sciogliere, 26 che la partecipazione alla liturgia è l’elemento che funziona nell’Iniziazione). Nelle “risposte libere” si accenna più volte al fatto che la mancata partecipazione all’Eucarestia domenicale depotenzia tutto il cammino dell’Iniziazione cristiana.

Molte comunità dichiarano di fare fatica a far comprendere che l’Eucarestia è parte integrante del cammino. Lo stesso è affermato in positivo da quei questionari che dicono che non è sufficiente la riunione per un buon cammino di Iniziazione cristiana, ma che solo la liturgia con i suoi gesti, a fianco certamente delle riunioni, permette di portare frutti splendidi.

La verifica iniziata sull’Eucarestia domenicale si rivela qui centralissima anche per l’Iniziazione.

6.6/ La vita comunitaria

L’Eucarestia richiama la questione della vita comunitaria. Numerosi questionari affermano che c’è una carenza di vita comunitaria negli itinerari di Iniziazione (34 la indicano come nodo da affrontare, 15 come elemento di forza già maturato). Ma diverse sono poi le sottolineature che specificano questa affermazione.

Alcuni questionari invitano a non dimenticare mai la necessità, viva ancora più oggi, di rapporti personali. Chi si avvicina alla fede cerca sempre un contatto personale, soprattutto con il sacerdote.

D’altro canto, appare decisivo il “clima che si respira”, l’accoglienza diffusa e la fraternità: se la comunità è viva, tutto diviene più facile, se è anonima e fredda, tutto si complica. In particolare, si sottolinea il bisogno di giovani che sostengono il cammino ed anche il bisogno di sacerdoti che dedichino le loro energie e che siano presenti di persona, mettendosi a disposizione dei bambini e delle loro famiglie.

Se alcuni questionari sembrano chiedere semplicemente di essere più esigenti nel richiedere una partecipazione alla vita comunitaria durante l’Iniziazione cristiana, molti altri si orientano invece all’esigenza di proporla liberamente, mostrandone la possibilità.

Se alcuni sembrano ritenere necessaria una strutturazione in piccoli gruppi della comunità, spingendo verso la creazione di nuclei molto preparati e molto vivi, la maggioranza dei questionari ritiene che non si debba abbandonare l’impostazione di una “chiesa di popolo” e che sia proprio l’Iniziazione cristiana offerta a tutti con generosità ad essere garante di questa visione larga di Chiesa.

Nell’educazione ad una vita cristiana si sottolinea l’esigenza di far maturare maggiormente uno spirito di preghiera, in vista di una vera e duratura crescita interiore (25 questionari). Alcuni questionari sottolineano che proprio qui si gioca molto della proposta: nell’educazione alla preghiera personale, nell’educazione alla Confessione, nella maturazione della vita spirituale. Si sottolinea altresì il ruolo della Scrittura e del Vangelo in particolare.

Si sottolinea anche l’importanza di proporre esperienze di carità e di servizio (10 questionari). Più volte appare il riferimento all’Iniziazione cristiana come momento di scoperta del valore delle missioni cristiane nel mondo, con la sottolineatura di esperienze che consentono a bambini, ragazzi e genitori di incontrare i missionari e di sostenerli.

L’esperienza della comunità cristiana non è così semplicemente quella della fraternità di coloro che sono già credenti, ma si apre ad abbracciare anche i piccoli ed i deboli. Proprio l’esperienza del servizio sembra essere uno degli elementi – insieme alla celebrazione domenicale, all’apporto della famiglia e dei giovani, alla valorizzazione della dimensione culturale – che genera la continuità del cammino dopo la celebrazione dei Sacramenti dell’Iniziazione cristiana, quando un ragazzo non vuole solo ricevere, ma comincia a sentire la necessità e la vocazione a dare ciò che ha ricevuto.

Diversi questionari indicano nell’oratorio e nel ruolo di animatori con i più piccoli uno degli spazi più naturali perché i ragazzi crescano nella disponibilità al servizio.

Qui l’Iniziazione cristiana può interagire in maniera feconda con il cammino sulla testimonianza della carità, di cui si è iniziato la verifica l’anno scorso.

6.7/ Gli itinerari ed i contenuti dell’Iniziazione cristiana

Decisiva appare la creazione di una “tradizione”: alcuni questionari fanno capire chiaramente che è ormai normale in quella determinata parrocchia la continuità di un itinerario, perché chi giunge dall’esterno, comprende subito, per quel passaparola che caratterizza anche una città come Roma, quali saranno le tappe successive, quali le cose belle che potrà trovare, quali le occasioni di maturazione. Dove esiste questa tradizione che sacerdoti, religiosi e laici hanno creato nel tempo la continuità del cammino dopo i Sacramenti dell’Iniziazione cristiana è assicurata.

Diversi questionari affermano di aver bisogno di una chiarificazione degli itinerari per un progetto che abbracci tutta l’Iniziazione cristiana (21 dichiarano che il nodo da sciogliere è quello della chiarificazione degli itinerari con nuovi “sussidi” perché nessuno di quelli disponibili viene ritenuto adeguato): molti sembrano non possedere un progetto chiaro che si dispiega nel tempo, con contenuti ed esperienze progressive. L’unica scansione sembra talvolta determinata dai Sacramenti che si celebrano. Spesso i diversi sussidi catechistici sembrano l’unico punto di riferimento saldo e la scomparsa di un “catechismo” di riferimento si tramuta, in realtà, nella mancanza di un progetto o nell’adozione di un sussidio scelto perché più appariscente rispetto ad altri.

Mi viene in mente un’espressione di Giorgio Israel, storico della matematica, che così descrive la situazione dell’insegnamento della scienza nella scuola italiana: «mi hanno spiegato che non si deve parlare di “programmi”, che sono cosa “impositiva”, bensì soltanto di “indicazioni nazionali” degli obiettivi. I programmi si costruiscono in classe. Il risultato è che i programmi li fanno le case editrici». Con questa citazione voglio solo sottolineare come sia avvertita nei questionari l’esigenza di elaborare itinerari e progetti organici, dei quali non si può fare a meno!

La difficoltà nella progettazione di itinerari sembra crescere – lo si è già detto – quando ci si deve relazionare ai pre-adolescenti ed agli adolescenti del cammino della Confermazione.

Alcuni questionari aprono la questione dell’obbligatorietà di eventuali normative diocesane, affermando che proposte diverse in parrocchie vicine creano corsie facilitate per chi è meno disposto a crescere e ad impegnarsi. Si afferma anche che una maggiore unitarietà diocesana faciliterebbe la proposta complessiva dell’Iniziazione cristiana (lo chiedono 14 questionari).

Ma è chiaro anche che alcuni questionari spingerebbero per un abbassamento dell’età dei Sacramenti, mentre altri desidererebbero un innalzamento di essa. È abbastanza evidente che ognuno ha le sue buone ragioni per preferire una scelta rispetto ad un altra.

Altre risposte libere hanno tenore vario, indicando altre questioni, come ad esempio lo stile catecumenale (4 questionari), come dei nodi importanti.

Conclusione

In conclusione, vorrei sottolineare che dai questionari appare un grande desiderio di parlare dell’Iniziazione cristiana. Segno che i problemi ci sono, ma che c’è anche quella passione senza la quale nulla potrebbe essere risolto. Lo dimostra anche il fatto che sono giunti alla Segreteria generale ed all’Ufficio catechistico suggerimenti, proposte, commenti, ben al di là dei questionari ufficiali che sono stati compilati. Una prefettura, addirittura, ha voluto fare un pre-convegno con preti e laici sull’Iniziazione – e farlo il 2 giugno, giorno della Festa della Repubblica! -, perché sembrava loro quasi impossibile aspettare il Convegno. In altre prefetture già i sacerdoti hanno iniziato a discutere in questi mesi dei temi dell’Iniziazione. È evidente che ci interessa tutti!

Ci interessa, perché annunciare il Vangelo è una conseguenza stessa del fatto che il Vangelo è una lieta notizia. Non si può tenere per sé un annunzio di gioia. Tanto più se esso è così grande perché si tratta dell’evento che salva: Dio ha inviato nel mondo il suo Figlio per noi. Se il cristianesimo fosse qualcosa di triste, di tenebroso, di oscuro, faremmo bene a nasconderlo, a non parlarne, a mantenerlo nel privato.

Si esita ad annunciare il Vangelo, ci si sente imbarazzati dinanzi alle chiare parole di Gesù in proposito, proprio quando si ha, in fondo, una sfiducia nella bellezza della fede cristiana. Ecco perché San Paolo esclama rivolgendosi proprio ai Romani duemila anni fa: «Io non mi vergogno del vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo, prima, come del Greco» (Rm 1,16).

Al di là dei tanti problemi sollevati dai questionari, questa appare comunque la questione decisiva. Scriveva in questi mesi un gruppo di parroci e sacerdoti che bisogna parlare della fede con le categorie della «bellezza» e del «privilegio, certamente a vantaggio di tutti» dell’essere cristiani. Dobbiamo parlare dell’Iniziazione cristiana sapendo che è un privilegio essere credenti, che è un dono straordinario, che è ciò che manca al cuore degli uomini.

Proprio il papa Benedetto XVI – come dicevo all’inizio, percepiamo tutti il suo ruolo di grande catechista del nostro tempo – ci sta confermando che l’Iniziazione cristiana non trova la sua forza in una migliore confezione esteriore della sua forma, in un abbellimento accattivante che la renda più presentabile, bensì nel tornare sempre di nuovo al suo centro, ai suoi temi, alla novità del messaggio cristiano: è esso ad essere incandescente e straordinariamente unico. A noi il compito di mostrarne la sua bellezza ai romani di oggi.