Antologia di testi per la presentazione dell’Apocalisse nella basilica di Santa Prassede

 Basilica di Santa Prassede. L’Apocalisse

Prossimi appuntamenti

sabato 19 aprile, alle ore 9.30, in Vicariato
III convegno annuale dei catechisti di Roma, con una relazione di don Andrea Lonardo su
La chiesa, compagnia affidabile: la proposta del gruppo e della parrocchia nella catechesi
ed un intervento di don Maurizio Mirilli su Il cammino, dopo la cresima, degli adolescenti
nella diocesi di Roma e l’itinerario per l’oratorio estivo 2008
  

sabato 24 maggio, dalle ore 15.00 alle 19.00, settima festa dei cresimandi, in piazza san Giovanni in Laterano. La festa dei cresimandi 2008 avrà per tema “Io credo… Noi crediamo…”. Le schede per preparare la festa, con la proposta di un itinerario di quattro incontri, con il rito della Consegna del Simbolo durante la celebrazione eucaristica (ed il testo che si può consegnare in quell’occasione) e con una lettera ai cresimandi per la scelta del padrino o della madrina sono disponibili on-line sul sito dell’Ufficio www.ucroma.it

– 18-20 luglio (venerdì pomeriggio-domenica):
convegno di formazione per catechisti ed aspiranti catechisti fino a 25 anni

presso il monastero delle clarisse di Fara Sabina  

– 5-7 settembre (venerdì pomeriggio-domenica):
convegno di formazione per catechisti ed aspiranti catechisti sopra i 25 anni presso il monastero delle clarisse di Fara Sabina

Per informazioni, tel. 06.69886301 oppure 06.69886521.

Sui passi di San Paolo da Villa dei Quintili alla tomba di Cecilia Metella

L’appuntamento è per sabato 17 maggio, alle ore 9.45, presso l’entrata della Villa dei Quintili, via Appia nuova 1092. Il costo del biglietto di ingresso è di € 6, € 3 per giovani dai 18 ai 25 anni e per docenti, gratuito sotto i 18 anni e sopra i 65 (bisogna portare un documento di identità per le riduzioni). Appena arrivati ognuno provvederà personalmente al biglietto.

Saranno necessarie le cuffiette per spiegare durante l’itinerario, per le quali vi chiederemo tre euro a testa. Si visiterà la villa dei Quintili e poi si inizierà l’itinerario lungo l’Appia antica per circa 4 chilometri (circa un ora di cammino, ma ci saranno delle soste di spiegazione). A 500 metri dalla tomba di Cecilia Metella è possibile prendere l’autobus 118 che porta a circa un chilometro dal punto di partenza della Villa dei Quintili. Per chi vuole evitare questa ulteriore fatica, la cosa migliore sarebbe accordarsi in più persone per lasciare qualche macchina a Cecilia Metella e fare poi la spoletta.

Precedenti incontri del corso sulla storia della chiesa

Sono on-line le trascrizioni dei primi tre incontri (Santa Prisca/Atti degli Apostoli, Santa Maria in Aracoeli/Lettera ai Romani, San Marco/Vangelo di Marco) sui siti www.ucroma.it e www.gliscritti.it

Per approfondire l’Apocalisse

G.Biguzzi, Gli splendori di Patmos. Commento breve all’Apocalisse, Paoline, Milano, 2007

Dalla pagina Sacra Scrittura in Percorsi tematici su www.gliscritti.it:

Giovanni, il veggente di Patmos, breve introduzione all’Apocalisse di Benedetto XVI

Che cos’è la verità (“Verità biblica e verità cristiana”) e chi è l’anticristo (“La donna dell’Apocalisse e l’anticristo”)? Due brevi saggi di p.Ignace de la Potterie, S.J

Il tempio e la statua che provocarono la composizione dell’Apocalisse, del prof.Giancarlo Biguzzi

Gesù Cristo e la storia, secondo l’Apocalisse di San Giovanni, di Heinrich Schlier

Ap 12,1-6, Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle, di p.Ugo Vanni S.J.

Turchia e Patmos: itinerario paolino, giovanneo, patristico e bizantino, di d.Andrea Lonardo

Apocalisse, l’ultima parola della Bibbia: la sconfitta del male,Concordanze fra il testo biblico e gli affreschi della cripta della cattedrale di Anagni, di d.Andrea Lonardo

Cronologia, autore, luoghi e circostanze

Da G.Biguzzi, Il tempio e la statua che provocarono la composizione dell’Apocalisse, da www.gliscritti.it (Percorsi tematici)

Apoc 13 narra la visione della bestia che emerge dal mare (vv. 1-10) e poi quella della bestia che invece emerge dalla terra (vv. 11-18), la quale organizza un vero e proprio culto della prima bestia. Leggiamo: “… Operava grandi prodigi, fino a far scendere fuoco sulla terra davanti agli uomini. Per mezzo di questi prodigi che le era permesso di compiere in presenza della (prima) bestia, sedusse gli abitanti della terra dicendo di erigere una statua alla bestia ecc. Le fu anche concesso di animare la statua della bestia sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia” (Apoc 13,13-15).
Dal momento che Giovanni dice di avere visto le sue visioni a Patmos (Apoc 1,9), dove era al soggiorno obbligato, il mare da cui sorge la prima bestia è evidentemente il Mediterraneo, quello che i Romani chiamavano “mare nostrum”, mentre la terra altro non può essere che l’Asia Minore, l’attuale Turchia, là dove si trovavano le sette città alle quali l’Apocalisse è diretta. Per questo e per altri motivi la grande maggioranza dei commentatori ritiene che la prima bestia sia l’imperatore romano, adorato come dio soprattutto in Asia Minore, e che la seconda bestia sia l’organismo politico-religioso incaricato di promuovere le varie manifestazioni di quel culto.[…]

Il terzo tempio imperiale della provincia romana di Asia fu edificato a Efeso, dopo che il primo era stato edificato a Pergamo nel 29 a.C. e il secondo a Smirne, 50 anni dopo. Ebbene, di quel tempio efesino sono stati portati alla luce dagli archeologi la grande piattaforma su cui sorgeva, l’altare che era collocato di fronte alla scalinata di accesso, e infine la statua, o una delle statue cultuali.

Tredici iscrizioni dedicatorie che sono giunte fino a noi consentono di collocare l’anno di inaugurazione del tempio intorno all’anno 90 d.C., e cioè sotto l’imperatore Domiziano, il quale dedicò il tempio al padre Vespasiano e al fratello Tito oltre che a se stesso. In altre parole il tempio era consacrato al culto degli imperatori della famiglia flavia, la stessa che a Roma pochi anni prima aveva eretto il Colosseo, o anfiteatro flavio. […]
Finita la visita alle imponenti rovine della Efeso antica, di solito si fa visita al museo di Selçuk, – come si chiama il villaggio turco che sorge a qualche distanza dalla zona archeologica. In quel museo c’è una statua i cui resti sono venuti alla luce a due riprese, nel 1930 e nel 1969-70. Era una statua colossale, che misurava 7 metri di altezza e rappresentava probabilmente non lo stesso Domiziano, come spesso si trova scritto, ma suo fratello, l’imperatore Tito. La statua era parte in marmo (la testa, le braccia, le gambe: praticamente le parti conservate ed esposte al museo) e parte in legno. Il fatto che il torso dell’imperatore fosse in legno dice che la statua non era fatta per stare esposta alle intemperie, e che, quindi, ospitata all’interno del tempio, era la statua o una delle statue fatte oggetto di culto da parte degli efesini e degli abitanti della regione.
Se il tempio efesino, il suo altare e la sua statua furono inaugurati nel 90 d.C., e se l’Apocalisse fu scritta, come sembra, nel 96 d.C., allora è legittimo, oltre che suggestivo, fare visita a Efeso e sentirsi davanti a quel tempio e a quella statua contro cui tutta l’Apocalisse sembra concepita e scritta. […]

L’autore dice di chiamarsi Giovanni (Ap1, 1; 1, 4; 1, 9; 22, 8)

Si ipotizza una figura della “scuola” di Giovanni; qualcuno lo chiama “Giovanni di Patmos” (G.Biguzzi)

Ancora una volta si torna alla questione dell’ “origine apostolica” (secondo l’espressione della Dei Verbum)

Efeso (tempio della dea Artemide, una delle 7 meraviglie del mondo antico), città con forse mezzo milione di abitanti

Pergamo (con l’altare di Zeus ora al Pergamon Museum di Berlino e l’Asclepeion dove insegnò medicina Galeno)

Le altre 5 città (Smirne, sedicente patria di Omero, Sardi, capitale del proverbiale re Mida, Tiatira, Filadelfia e Laodicea)

Sullo sfondo Roma: “Babilonia, la grande, la madre delle meretrici… e vidi la donna ebbra del sangue dei santi e del sangue dei testimoni di Gesù”, Ap 17,5-6; “Qui ci vuole una mente che abbia saggezza. Le sette teste sono i sette colli sui quali è seduta”, Ap 17, 9

“Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei”, Ap 13,18

Una ipotesi: NRWN QSR: n=50+r=200+w=6+n=50+q=100+s=60+r=200: totale 666, ma quello che è certo è che è un nome d’uomo (non è Dio!) ed è un numero dimezzato, cioè fallimentare

Persecuzione locale (da Smirne carcerati, a Pergamo Antipa ucciso, a Filadelfia persecuzione imminente nella quale sarà custodita)

Idolatria degli idoli

Idolatria del culto imperiale (un uomo si fa Dio!)

Aspetti importanti

-Rapporto AT-NT (in 404 versetti, l’AT è citato forse 500 volte; cfr., solo per un esempio, l’albero della vita al termine dell’Ap); Ap conosce l’ebraico (Abaddon, Armaghedon), ma anche l’ambiente ellenistico

-Il simbolismo

Schema dell’Apocalisse

Settenari, nei quali l’importanza non sta sul settimo elemento, ma sulla completezza

Titolo, beatitudine iniziale ed indirizzo

Ap 1,1-8

I parte

Ap 1-3

A Patmos, guardando l’Asia  minore

Ap1 Il Cristo

Ap2-3 Le sette chiese

II parte

Ap 4-22

Le visioni in cielo

Ap 4,1-8,1 Primo ciclo narrativo: la rivelazione dell’Agnello ed il Rotolo del Libro

con i sette sigilli

Ap 8,2-16,21 Secondo ciclo narrativo: l’intervento medicinale (in vista della conversione) di Dio con i flagelli delle sette trombe e delle sette coppe

Ap 17,1-22 Terzo ciclo narrativo con il giudizio di Babilonia e la discesa dal cielo della Gerusalemme nuova

Conclusione

Ap 22,6-1

Traccia della spiegazione

A/ Dio ed il suo trono

Apocalisse – Capitolo 4

1Dopo ciò ebbi una visione: una porta era aperta nel cielo. La voce… diceva: Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito. 2Subito fui rapito in estasi. Ed ecco, c’era un trono nel cielo, e sul trono uno stava seduto. 3Colui che stava seduto era simile nell’aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile a smeraldo avvolgeva il trono. 4Attorno al trono, poi, c’erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro vegliardi avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo… In mezzo al trono e intorno al trono vi erano quattro esseri viventi pieni d’occhi davanti e di dietro. 7Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l’aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l’aspetto d’uomo, il quarto vivente era simile a un’aquila mentre vola. 8I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere:

Santo, santo, santo
il Signore Dio, l’Onnipotente,
Colui che era, che è e che viene!

9E ogni volta che questi esseri viventi rendevano gloria, onore e grazie a Colui che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli, 10i ventiquattro vegliardi si prostravano davanti a Colui che siede sul trono e adoravano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettavano le loro corone davanti al trono, dicendo:

11«Tu sei degno, o Signore e Dio nostro,
di ricevere la gloria, l’onore e la potenza,
perché tu hai creato tutte le cose,
e per la tua volontà furono create e sussistono».

-Dio che non si può dire; ma che si deve e si può dire a aprtire dalla creazione e dalla rivelazione; dalla bellezza del creato si capisce l’artefice; intorno i 24 vegliardi= tutta la storia della salvezza, le 12 tribù ed i 12 apostoli

-I 4 esseri viventi (i più forti di tutto il cosmo); tutto il creato loda Dio; l’uomo da voce a tutto il creato

B/ Il rotolo e l’agnello

Apocalisse – Capitolo 5

1E vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. 2Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce: «Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?». 3Ma nessuno né in cielo, né in terra, né sotto terra era in grado di aprire il libro e di leggerlo. 4Io piangevo molto perché non si trovava nessuno degno di aprire il libro e di leggerlo. 5Uno dei vegliardi mi disse: «Non piangere più; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli».

-Sette sigilli= totalmente chiuso!

Il dramma della storia nel pensiero moderno: F.Nietzsche

«In un qualche angolo remoto dell’universo […] c’era una volta un corpo celeste sul quale alcuni animali intelligenti scoprirono la conoscenza. Fu il minuto più tracotante e menzognero della “storia universale”: e tuttavia non si trattò che di un minuto. Dopo pochi sussulti della natura, quel corpo celeste si irrigidì, e gli animali intelligenti dovettero morire.
Ecco una favola che qualcuno potrebbe inventare, senza aver però ancora illustrato adeguatamente in che modo penoso, umbratile, fugace, in che modo insensato e arbitrario si sia atteggiato l’intelletto umano nella natura: ci sono state delle eternità, in cui esso non era; e quando nuovamente non sarà più, non sarà successo niente» (Su verità e menzogna in senso extramorale).

-Ruperto di Deutz (XIII sec.): è stato promesso un leone ed è venuto un agnello (non il leone, non l’aquila imperiale); il grande argine al male è la misericordia di Dio! Giovanni Paolo II

Apocalisse – Capitolo 5

6Poi vidi ritto in mezzo al trono circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi un Agnello, come immolato. Egli aveva sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra. 7E l’Agnello giunse e prese il libro dalla destra di Colui che era seduto sul trono. 8E quando l’ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro vegliardi si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno un’arpa e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi. 9Cantavano un canto nuovo:

«Tu sei degno di prendere il libro
e di aprirne i sigilli,
perché sei stato immolato
e hai riscattato per Dio con il tuo sangue
uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione
10e li hai costituiti per il nostro Dio
un regno di sacerdoti
e regneranno sopra la terra».

11Durante la visione poi intesi voci di molti angeli intorno al trono e agli esseri viventi e ai vegliardi. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia 12e dicevano a gran voce:

«L’Agnello che fu immolato
è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza e forza,
onore, gloria e benedizione».

13Tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano:

«A Colui che siede sul trono e all’Agnello
lode, onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli».

14E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen». E i vegliardi si prostrarono in adorazione.

-L’agnello ucciso, steso, ma in realtà ritto con 7 occhi e corna

C/ Le sette chiese, simbolizzate nei sette candelabri

Apocalisse 1

9Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza resa a Gesù. 10Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: 11Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese: a Efeso, a Smirne, a Pèrgamo, a Tiàtira, a Sardi, a Filadèlfia e a Laodicèa. 12Ora, come mi voltai per vedere chi fosse colui che mi parlava, vidi sette candelabri d’oro 13e in mezzo ai candelabri c’era uno simile a figlio di uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro. 14I capelli della testa erano candidi, simili a lana candida, come neve. Aveva gli occhi fiammeggianti come fuoco, 15i piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente purificato nel crogiuolo. La voce era simile al fragore di grandi acque. 16Nella destra teneva sette stelle, dalla bocca gli usciva una spada affilata a doppio taglio e il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza.

17Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la destra, mi disse: Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo 18e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi. 19Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle che sono e quelle che accadranno dopo. 20Questo è il senso recondito delle sette stelle che hai visto nella mia destra e dei sette candelabri d’oro, eccolo: le sette stelle sono gli angeli delle sette Chiese e le sette lampade sono le sette Chiese.

-Nella tribolazione, nel regno, nella perseveranza (upo-mone, “stare sotto”, rimanere!); dietro di me=di sorpresa; quello che vedi scrivilo alle sette chiese (chiesa e Scrittura); il primo (alfa), l’ultimo, il vivente

D/ Il II arco narrativo dell’Apocalisse (le 7 trombe e le 7 coppe)

-Il II arco narrativo è per la conversione, non ancora per il giudizio

-Le sette trombe

– La donna vestita di sole

-Il drago, una prima bestia dal mare, una seconda bestia dalla terra

Apocalisse – Capitolo 12

1Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. 2Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. 3Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; 4la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. 5Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. 6La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.

7Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, 8ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. 9Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli…

-La lotta nella storia

17Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.

18E si fermò sulla spiaggia del mare.

Apocalisse – Capitolo 13

1Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. 2La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande. 3Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita.

Allora la terra intera presa d’ammirazione, andò dietro alla bestia 4e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia e adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia e chi può combattere con essa?».

5Alla bestia fu data una bocca per proferire parole d’orgoglio e bestemmie, con il potere di agire per quarantadue mesi. 6Essa aprì la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il suo nome e la sua dimora, contro tutti quelli che abitano in cielo. 7Le fu permesso di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione. 8L’adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello immolato.

9Chi ha orecchi, ascolti:
10Colui che deve andare in prigionia,
andrà in prigionia;
colui che deve essere ucciso di spada
di spada sia ucciso.

In questo sta la costanza e la fede dei santi.

I falsi profeti al servizio della bestia

11Vidi poi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. 12Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita. 13Operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini. 14Per mezzo di questi prodigi, che le era permesso di compiere in presenza della bestia, sedusse gli abitanti della terra dicendo loro di erigere una statua alla bestia che era stata ferita dalla spada ma si era riavuta. 15Le fu anche concesso di animare la statua della bestia sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia. 16Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; 17e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. 18Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.

-Seguono le sette coppe

9 20Il resto dell’umanità che non perì a causa di questi flagelli, non rinunziò alle opere delle sue mani; non cessò di prestar culto ai demòni e agli idoli d’oro, d’argento, di bronzo, di pietra e di legno, che non possono né vedere, né udire, né camminare; 21non rinunziò nemmeno agli omicidi, né alle stregonerie, né alla fornicazione, né alle ruberie.

1610Il quinto versò la sua coppa sul trono della bestia e il suo regno fu avvolto dalle tenebre. Gli uomini si mordevano la lingua per il dolore e 11bestemmiarono il Dio del cielo a causa dei dolori e delle piaghe, invece di pentirsi delle loro azioni

E/ Il III arco narrativo: il giudizio

-Il giudizio su Babilonia, le due bestie, il drago, la morte

Apocalisse 17

5Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: «Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra».

6E vidi che quella donna era ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. Al vederla, fui preso da grande stupore. 7Ma l’angelo mi disse: «Perché ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna e della bestia che la porta, con sette teste e dieci corna.

8La bestia che hai visto era ma non è più, salirà dall’Abisso, ma per andare in perdizione. E gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, stupiranno al vedere che la bestia era e non è più, ma riapparirà. 9Qui ci vuole una mente che abbia saggezza. Le sette teste sono i sette colli sui quali è seduta la donna; e sono anche sette re.

18 Poiché diceva in cuor suo:
Io seggo regina,
vedova non sono e lutto non vedrò;
8per questo, in un solo giorno,
verranno su di lei questi flagelli:
morte, lutto e fame;
sarà bruciata dal fuoco,
poiché potente Signore è Dio
che l’ha condannata».

F/ Il III arco narrativo: La Gerusalemme celeste

-Gerusalemme scende; cfr. ruolo della tecnica e del progresso che è positivo, ma non crea, non redime

-La sposa; cristianesimo, la religione dell’amore

-La sindrome dell’Apocalisse ed il rischio dell’utopia: l’uomo che vuole da solo fare nuove tutte le cose!

Apocalisse – Capitolo 21

I descrizione

1Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. 2Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 3Udii allora una voce potente che usciva dal trono:

«Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
Egli dimorerà tra di loro
ed essi saranno suo popolo
ed egli sarà il “Dio-con-loro.
4E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;
non ci sarà più la morte,
né lutto, né lamento, né affanno,
perché le cose di prima sono passate
».

5E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»…

8Ma per i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolàtri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. E’ questa la seconda morte».

G/ II descrizione della Gerusalemme celeste

9Poi venne uno dei sette angeli che hanno le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli e mi parlò: «Vieni, ti mostrerò la fidanzata, la sposa dell’Agnello». 10L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. 11Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. 12La città è cinta da un grande e alto muro con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. 13A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e ad occidente tre porte. 14Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.

15Colui che mi parlava aveva come misura una canna d’oro, per misurare la città, le sue porte e le sue mura. 16La città è a forma di quadrato, la sua lunghezza è uguale alla larghezza. L’angelo misurò la città con la canna: misura dodici mila stadi; la lunghezza, la larghezza e l’altezza sono eguali. 17Ne misurò anche le mura: sono alte centoquarantaquattro braccia, secondo la misura in uso tra gli uomini adoperata dall’angelo. 18Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo. 19Le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento è di diaspro, il secondo di zaffìro, il terzo di calcedònio, il quarto di smeraldo, 20il quinto di sardònice, il sesto di cornalina, il settimo di crisòlito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undecimo di giacinto, il dodicesimo di ametista. 21E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta è formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente.

22Non vidi alcun tempio in essa perché il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. 23La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello.

24Le nazioni cammineranno alla sua luce
e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza.
25Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno,
poiché non vi sarà più notte.
26E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni.
27Non entrerà in essa nulla d’impuro,
né chi commette abominio o falsità,
ma solo quelli che sono scritti
nel libro della vita dell’Agnello.

-Nel mosaico di Santa Prassede rappresentato dal fiume Giordano

Apocalisse – Capitolo 22

1Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. 2In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni.

H/ Epilogo

16Io, Gesù, ho mandato il mio angelo, per testimoniare a voi queste cose riguardo alle Chiese. Io sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino».

17Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ascolta ripeta: «Vieni!». Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l’acqua della vita.

18Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro: a chi vi aggiungerà qualche cosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro; 19e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della vita e della città santa, descritti in questo libro.

20Colui che attesta queste cose dice: «Sì, verrò presto!». Amen. Vieni, Signore Gesù. 21La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen!

Antologia di testi

Gesù Cristo e la storia, secondo l’Apocalisse di San Giovanni di Heinrich Schlier

Per l’uomo del nostro tempo è indispensabile riflettere continuamente sull’essenza della storia. Poiché è la sua storia, e sembra sfuggirgli. Lo sguardo dello storico, rivolto all’indietro, penetra per un raggio sempre più vasto in sempre maggiori profondità dei millenni sepolti, ma non riesce con tutto questo a scoprire quale sia l’essenza della storia. Nemmeno le sempre più violente esperienze della nostra storia più recente ci sono di aiuto. Anche i problemi di cui essa ci grava vengono già intercettati dalle affascinanti scoperte della natura, delle sue energie e dei suoi spazi. Già denominiamo la nostra epoca secondo tali scoperte e non più secondo personaggi e avvenimenti storici. Ma se non ci lasciamo più porre problemi dalla storia, diventiamo noi stessi senza storia e perdiamo così la nostra umanità.

Poiché l’uomo è un essere storico. Volendo esaminare ciò che è la storia, possiamo consultare diverse tradizioni della storia. Questa consultazione non è inutile. Un dialogo tra uomini chiarisce sempre molte cose che riguardano l’uomo. Resta solo dubbio se per tale via non abbiamo a ricevere suggerimenti che ci siamo già dati da noi stessi per principio. La storia che noi in tal caso interroghiamo non si comprende da se stessa. Essa non sta mai al di fuori del suo divenire e sente così sempre solo la propria parola. Sia che l’ascoltiamo da vicino seriamente partecipi di essa, sia che la consideriamo da distanza storica, nel qual caso, come dice Musil, «di cento fatti novantacinque sono andati perduti, per cui quelli rimasti si lasciano ordinare come si vuole», la storia dice, come storiografia, questo o quel fatto ‘accaduto’, ma ci tace la sua essenza.

Andrej Tarkovski (in G.Ravasi, Apocalisse non apocalittica, Il Sole-24 Ore – Domenica, 19 agosto 2007, p.34

L’Apocalisse è forse la più grande creazione poetica che sia mai esistita sulla terra. È un racconto del nostro destino. È sbagliato pensare che contenga solo l’idea della punizione. La cosa più importante che essa custodisce è la speranza.

Spe salvi 43-44

La fede nel Giudizio finale è innanzitutto e soprattutto speranza – quella speranza, la cui necessità si è resa evidente proprio negli sconvolgimenti degli ultimi secoli. Io sono convinto che la questione della giustizia costituisce l’argomento essenziale, in ogni caso l’argomento più forte, in favore della fede nella vita eterna. Il bisogno soltanto individuale di un appagamento che in questa vita ci è negato, dell’immortalità dell’amore che attendiamo, è certamente un motivo importante per credere che l’uomo sia fatto per l’eternità; ma solo in collegamento con l’impossibilità che l’ingiustizia della storia sia l’ultima parola, diviene pienamente convincente la necessità del ritorno di Cristo e della nuova vita.

44. La protesta contro Dio in nome della giustizia non serve. Un mondo senza Dio è un mondo senza speranza (cfr Ef 2,12). Solo Dio può creare giustizia. E la fede ci dà la certezza: Egli lo fa. L’immagine del Giudizio finale è in primo luogo non un’immagine terrificante, ma un’immagine di speranza; per noi forse addirittura l’immagine decisiva della speranza. Ma non è forse anche un’immagine di spavento? Io direi: è un’immagine che chiama in causa la responsabilità.