La chiesa di Roma vicina ai cristiani dell’Iraq perseguitati: la messa del 14 novembre e l’intenzione suggerita per la preghiera dei fedeli in tutte le parrocchie

1/ Solidarietà nella preghiera ai cristiani dell’Iraq dopo il tragico attentato di sette giorni fa nella cattedrale siro-cattolica di Baghdad: la Chiesa di Roma la testimonierà domenica 14 novembre alle 19 con una celebrazione eucaristica nella chiesa parrocchiale di Sant’Ippolito, a viale delle Provincie. 

«Sarà un segno concreto di comunione con la Chiesa dell’Iraq – afferma don Michele Caiafa, del Centro missionario diocesano, che ha promosso l’iniziativa con l’Ufficio per la pastorale delle migrazioni e l’Ufficio catechistico – e di vicinanza a una Chiesa che soffre. Siamo un unico grande Corpo, il Corpo di Cristo, e quando una parte del corpo è ferita, tutto il Corpo ne risente. Vogliamo essere voce di una Chiesa ridotta al silenzio e scuotere le coscienze dei cristiani di Roma rispetto a una situazione di estrema gravità che merita l’attenzione dell’opinione pubblica».

Come si ricorderà, lunedì scorso, solennità di Tutti i Santi, il Santo Padre, in occasione della recita dell’Angelus, aveva ricordato il gravissimo attentato del giorno precedente nella cattedrale siro-cattolica di Bagdad intitolata a Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, rivendicato da un gruppo affiliato ad al-Qaeda, che aveva provocato oltre cinquanta morti, fra i quali tre sacerdoti e molti fedeli riuniti per la Messa domenicale. «Prego per le vittime di questa assurda violenza, tanto più feroce in quanto ha colpito persone inermi, raccolte nella casa di Dio, che è casa di amore e di riconciliazione».

«Esprimo inoltre – aveva proseguito Benedetto XVI – la mia affettuosa vicinanza alla comunità cristiana, nuovamente colpita, e incoraggio pastori e fedeli tutti ad essere forti e saldi nella speranza. Davanti agli efferati episodi di violenza, che continuano a dilaniare le popolazioni del Medio Oriente, vorrei infine rinnovare il mio accorato appello per la pace: essa è dono di Dio, ma è anche il risultato degli sforzi degli uomini di buona volontà, delle istituzioni nazionali e internazionali. Tutti uniscano le loro forze affinché termini ogni violenza!».

 

2/ Cresce la paura dei cristiani in Iraq. La testimonianza di padre Baho, del Paese asiatico, che insegna all’Urbaniana: «Essere prete laggiù vuol dire pensare al proprio sangue mischiato con quello di Cristo», di Francesco Indelicato

Li hanno chiamati «i martiri di Ognissanti»: sono i 46 fedeli uccisi domenica scorsa nell’attacco alla cattedrale siro-cattolica di Nostra Signora del perpetuo soccorso, a Baghdad. Con loro sono morti anche 7 agenti di polizia, insieme ai 5 membri del commando dello «Stato islamico in Iraq», la cellula di Al Qaeda nel Paese. Circa 60 i feriti. Una strage destinata a passare alla storia come il peggiore attacco contro la minoranza cristiana da quando nel 2003 è caduto il regime di Saddam Hussein.

Tra le vittime anche due sacerdoti di 32 anni e 27 anni, mentre un terzo è deceduto in ospedale. Il primo stava leggendo un passo della Bibbia quando sono entrati gli uomini armati che gli hanno sparato un proiettile alla tempia. Intanto il sedicente ministero dello Stato islamico iracheno ha dichiarato che tutte le organizzazioni e i fedeli cristiani sono da considerarsi da ora in poi «bersagli legittimi».

Purtroppo i cristiani in Iraq sono obiettivi legittimi «da almeno 5 o 6 anni», afferma padre Ghazwan Baho, della diocesi di Alquoch dei Caldei, docente di lingue semitiche all’Università Urbaniana. «In questo periodo si è passati da un milione di cristiani a poco meno di 500mila, di cui la maggior parte al nord, nella zona del Kurdistan. Quel che è successo nella cattedrale di Nostra Signora del perpetuo soccorso non è una novità. È quanto succede quasi ogni giorno, sebbene in Occidente non se parli abbastanza. La novità è che gli estremisti ora hanno cambiato strategia, agendo non più fuori dalle chiese ma dentro. I cristiani non possono che aver paura: quelli che potevano scappare al nord l’hanno fatto. A Baghdad è rimasto solo chi non ha scelta».

Di fronte alla violenza del fanatismo religioso la comunità cattolica in Iraq sente la vicinanza della Chiesa universale e del Papa?
«I cattolici sentono forte la vicinanza dei loro fratelli nel resto del mondo e anche quella di Benedetto XVI, ma hanno bisogno di essere protetti fisicamente, e di fronte al vuoto di governo che vivono si sentono soli».

C’è chi sostiene che nonostante fosse un dittatore spietato, Saddam Hussein ha saputo mantenere pace tra le etnie e confessioni religiose irachene. Che ne pensa?
«In una dittatura è normale che tutti abbiano paura del dittatore e facciano ciò che vuole. I cristiani sono visti come gente di fiducia, che non tradisce. Saddam Hussein li «proteggeva» solo perché non facevano politica contro di lui. Ma molti sono stati anche i massacri contro di loro. Oggi ancora non c’è stabilità e la gente è nostalgica non di Saddam ma della sicurezza. C’è grande sfiducia».

Quali sono le responsabilità dell’Occidente nell’infinita guerra in Iraq e come potrebbe apportare un contributo di pace in questo scenario che pare incontrollabile?
«La principale colpa è proprio nella guerra, sempre ingiusta. Altro errore è stato quello di imporre la democrazia: una forma di governo può funzionare meglio in uno Stato e meno in un altro. La democrazia ad esempio non viene accettata dal mondo arabo, che ha una cultura differente da quella occidentale. Il bene che si può fare per noi sta anche semplicemente nel parlare più spesso e correttamente del mondo arabo, che non è solo musulmano. I cristiani nel nostro Paese sono l’etnia più antica e quelli rimasti nonostante le persecuzioni danno una testimonianza di cui si dovrebbe tener conto».

In che modo un prete iracheno realizza la sua missione quotidiana?
«Essere prete in Iraq vuol dire celebrare Messa al mattino e pensare al proprio sangue mischiato con quello di Cristo. Il parroco non è solo un capo religioso: è il capo di una comunità per la quale lotta in prima fila. Per questo è visto come il primo obiettivo da colpire, come dice la Bibbia: percuoterò il pastore e il gregge si disperderà».

3/ Preghiera per i cristiani in Iraq che si suggerisce di inserire nella preghiera dei fedeli durante le celebrazioni di domenica prossima

Nel giorno in cui la Chiesa celebrava la solennità di Tutti i Santi, è giunta la dolorosa notizia di un violento attacco contro i cristiani a Baghdad, che ha causato oltre cinquanta morti tra i sacerdoti e i fedeli raccolti nella chiesa cattedrale siro – cattolica per la celebrazione dell’Eucaristia domenicale. La Chiesa di Roma partecipa al dolore della Chiesa irachena e invita sacerdoti e fedeli a ricordare questi nostri fratelli nella preghiera universale, durante le celebrazioni di domenica 14 novembre. La comunione orante e incessante per la Chiesa in Iraq e in tutto il Medio Oriente contribuisca a mantenere viva la fede e la speranza nei cristiani e a disarmare la mano di quanti attentano alla vita umana, sacra per ogni fede religiosa.

Per i cristiani dell’Iraq,
figli di una Chiesa edificata nei secoli dal sangue di molti martiri
dalla predicazione e dalla testimonianza di grandi santi,
perché conservino forza e speranza mentre imperversano violenza e incertezza
e perché il Dio della vita accolga nel suo Regno
i fratelli che sono stati uccisi perché cristiani, preghiamo.