Il Simbolo della fede nell’arte. Relazione del prof.Ryszard Knapi?ski al convegno dei catechisti (26 gennaio 2008)

L’iconografia del Credo (Simbolo degli apostoli) attraverso la rappresentazione del Collegio degli apostoli nella storia dell’arte europea

del prof. Ryszard Knapi?ski

Presentiamo on-line la trascrizione della relazione che il prof. Ryszard Knapi?ski, docente di Storia dell'arte presso l'Università Cattolica Giovanni Paolo II di Lublino, in Polonia, ha tenuto ai catechisti della diocesi di Roma il sabato 26 gennaio 2008. I neretti sono nostri ed hanno l'unico scopo di facilitare la lettura on-line. Alcune delle immagini a cui si fa riferimento nel testo sono disponibili su  http://www.gliscritti.it/approf/2008/conferenze/mastacchi/mastacchi040308.htm

(31/1/2008)

Abstract (sintesi della relazione)

L’iconografia del Credo (Simbolo degli apostoli) attraverso la rappresentazione del Collegio degli apostoli nella storia dell’arte europea

I tipo: l’iconografia scenografica. Il modo scenografico di illustrare il Credo.

II tipo: l’iconografia originaria. Il Collegio degli Apostoli con le frasi del Credo

Il legame dell’iconografia del Credo con la scomparsa festa della Divisio Apostolorum

III tipo: l’iconografia tipologica. Le rappresentazioni degli Apostoli con la relazione tipologica ai Profeti

IV tipo: l’iconografia mista

V tipo: l’iconografia simbolica. Le rappresentazioni simboliche dei dodici Apostoli

Abstract (sintesi della relazione)

L'uso delle immagini raffiguranti gli Apostoli si riallaccia ad una tradizione antica, radicatasi già nel periodo patristico e legata al carattere simbolico del tempio cristiano. Le immagini degli Apostoli, sia scolpite che dipinte, si possono trovare quasi ovunque nelle decorazioni delle chiese, all'interno come all'esterno. Inoltre esse si possono trovare, a seconda della ricchezza dell'arredo, quasi su ogni oggetto di uso liturgico. Gli esempi possono essere innumerevoli: dal battistero al calice, dalla pisside al confessionale, agli scranni del coro, eccetera.

Tutti questi richiami sono legati dal comune filo conduttore della continua presenza degli Apostoli nella Chiesa, mentre il contesto specifico in cui essi sono inseriti illustra aspetti particolari significativi. Le immagini degli Apostoli sono spunto per una continua riproposizione dei dogmi cristiani, così come sono formulati nel Symbolum Apostolorum. La loro raffigurazione costituisce così una perenne catechesi. Il Credo, come Simbolo della Fede, era un elemento distintivo, un riconoscimento nella fede di fronte agli attacchi dei pagani o degli eretici. Possiamo affermare che tutte le rappresentazioni dell'intero Collegio degli Apostoli, seppur prive delle iscrizioni, possono essere interpretate come un "Credo nascosto".

Nella letteratura del tema si distinguevano fin qui solo due tipi dell’iconografia del Credo nell’arte (Gertrud Schiller, Ikonographie der christlichen Kunst, Bd. 4,1 Gütersloh 1986). Invece a seguito delle nostre ricerche possiamo affermare che ne esistono cinque tipi:

I tipo: l’iconografia scenografica.

Consiste nelle rappresentazioni con scene illustrative degli articoli del Credo.

II tipo: l’iconografia originaria.

Comprende le figure degli Apostoli con le frasi del Credo nelle loro mani, con riferimento all’origine del Credo.

III tipo: l’iconografia tipologica.

Comprende le rappresentazioni degli Apostoli messe a confronto con i profeti.

IV tipo: l’iconografia mista.

Comprende le composizioni contenenti sia le figure degli Apostoli sia quelle dei profeti sia quelle che rappresentano scenograficamente gli articoli del Credo.

V tipo: l’iconografia simbolica.

Infine, in questo quinto tipo, troviamo anche delle immagini che indicano simbolicamente tutto il Collegio degli Apostoli.

Dall'analisi iconologica risulta che le rappresentazioni degli Apostoli servivano a mostrare la loro perenne protezione sulla Chiesa (Deesis) e ricordavano ai fedeli la missione evangelizzatrice della Chiesa universale ed apostolica. Così tali immagini contribuivano a rendere continuamente presenti gli Apostoli nella coscienza degli fedeli.

L’iconografia del Credo (Simbolo degli apostoli) attraverso la rappresentazione del Collegio degli apostoli nella storia dell’arte europea

I dodici Apostoli del Cristo hanno nell'arte un'iconografia differenziata. Oltre alle immagini individuali si trovano delle rappresentazioni del gruppo degli Apostoli conosciute come Il Collegio degli Apostoli - Collegium Apostolorum[1]. La loro popolarità è dimostrata da un grande numero di opere, eseguite con diverso materiale, conservatesi fino ai nostri tempi. Esse si trovavano in luoghi privilegiati della decorazione delle chiese, ricordando così il carattere apostolico della missione della Chiesa.

Nell’iconografia del primo medioevo (e poi fino al XII secolo) le immagini degli Apostoli erano prive di attributi individuali. Gli Apostoli venivano rappresentati in modo convenzionale, generale e tipico, con segni distintivi universali. Un apostolo come tale di regola veniva rappresentato coi piedi nudi, vestito con una tunica, coperto con un mantello e con un libro o un rotolo scritto nella mano. A volte le loro figure erano accompagnate dai loro nomi, incisi o scritti sullo sfondo, accanto alle figure.

Alla fine del XIII secolo le loro rappresentazioni cominciano a distinguersi non solo per le caratteristiche fisionomiche (ad esempio Pietro viene rappresentato come un anziano, san Giovanni, invece, come giovane) ma soprattutto per i loro attributi individuali, che ricordano il modo del loro martirio.

Dal XV secolo si trova ormai assimilato questo modo di rappresentare gli Apostoli, secondo i modelli iconografici molto diffusi in diversi paesi. Un esempio di questa iconografia è mostrata dalla serie di incisioni, eseguita da Martin Schongauer († 1491)[2].

Un esempio particolare dell’iconografia degli Apostoli è la loro rappresentazione coi rotoli aperti sui quali si trovano le frasi del Simbolo Apostolico. Questi articoli della Fede possono essere messi anche sullo sfondo della composizione, vicino agli stessi Apostoli. Nel patrimonio artistico della Chiesa spesso troviamo le figure degli Apostoli prive delle scritte sui rotoli o coi libri chiusi.

Si può dire che l’evoluzione iconografica, l’influsso del tempo, oppure altri fattori (per es. un restauro sbagliato) hanno influito sul cambiamento della forma delle loro rappresentazioni. Non sempre appaiono i loro nomi sulle basi o sulle fasce. A volte come segno distintivo compare solo l’attributo. Non sono rari i casi nei quali gli stessi restauratori, per ignoranza del significato di alcuni elementi, hanno eseguito il loro lavoro in modo non corretto. Questo può aver talvolta modificato il significato dell’iconografia del Collegio degli Apostoli.

Bisogna sottolineare che un tale Collegio deve essere considerato come Allegoria della Fede, una virtù necessaria per la salvezza dell’uomo. Fino ad ora nella letteratura non era stata precisata la relazione tra una rappresentazione comune dei Dodici, cioè del Collegio degli Apostoli, con le frasi del Credo. Questo nostro lavoro cerca di presentare la ricchezza dell’iconografia di questo tema. Il materiale raccolto permette di formulare una tesi, cioè che tutte le rappresentazioni degli Apostoli nell’arte, anche quelle prive degli scritti, possono essere considerate come l’illustrazione del Credo nell’ arte. Lo si potrebbe chiamare il Credo nascosto. In un tale considerazione le loro figure servono come pars pro toto.

Un’iconografia differenziata del Credo può avere un valore autonomo, come tema principale, oppure essere inserita come parte di un programma della decorazione di una chiesa in diversi contesti iconografici. Così le rappresentazioni degli Apostoli si possono trovare sulle torri, sulle facciate esterne, sulle pietre angolari o sulle colonne o pilastri d’interno, come decorazione dei battisteri, sui dorsi degli stalli, sui pulpiti, sugli altari e cibori, persino sui confessionali. È facile riconoscere l’attualità del tema, il suo valore iconografico, la sua popolarità nei tempi passati, dal grande numero di opere sul Credo che si sono conservate fino ai nostri giorni.

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Nella letteratura sul tema si distinguevano finora solo due tipi di iconografia del Credo nell’arte. Invece, sulla base delle nostre ricerche, si possono distinguere cinque diverse tipologie[3].

I tipo: l’iconografia scenografica.

Consiste nelle scene che illustrano figurativamente il Credo.

II tipo: l’iconografia originaria.

Comprende le figure degli Apostoli con delle frasi del Credo nelle loro mani.

– III tipo: l’iconografia tipologica.

Contiene le rappresentazioni degli Apostoli messe a confronto con quelle dei profeti.

IV tipo: l’iconografia mista.

Comprende le composizioni contenenti sia le figure degli Apostoli o dei profeti sia quelle che illustrano figurativamente gli articoli del Credo.

V tipo: l’iconografia simbolica.

Infine troviamo anche delle immagini simboliche, che indicano simbolicamente tutto il Collegio degli Apostoli.

I tipo: l’iconografia scenografica. Il modo scenografico di illustrare il Credo

Nel primo tipo dell’iconografia tutto il Credo è considerato come un unico tema unitario di per se stesso ed ogni articolo della fede viene illustrato tramite delle scene bibliche. Per esempio, la scena della Creazione del mondo mostra il primo articolo: Credo in Deum Patrem Omnipotentem, Creatorem caeli et terrae. C’è da osservare, che il legame fra il testo e la scena non è sempre evidente. In tale caso il testo dell’articolo rimane nascosto, sottinteso. Un artista eseguendo una scena, per esempio Il Natale, non deve esplicitamente far sapere, che in quest’opera lui vuole illustrare l’articolo della fede: Natus de Maria Virgine, perché per lui la scena della Nascita di Cristo può essere al pari di un’altra, priva di una forza dogmatica. A questo punto l’interpretazione dogmatica dell’iconografia viene applicata non dall’artista, ma da chi legge o guarda l’opera.

I tipo: Ia. Le scene senza le frasi del Credo.

Di un tale metodo d’interpretazione si è servito un autore tedesco, Gangolf Diener, frate minorita, in un suo libro intitolato Credo der Urkirche. Basandosi sulle ricerche di Josef Wilpert[4], Diener ha preso diversi esempi dall’arte paleocristiana (i mosaici, le sculture, ed i dipinti murali) adattandoli ai dodici articoli del Simbolo Apostolico. Come commento ad essi si è servito di testi presi dai Padri della Chiesa, da scritti degli apologeti della fede, o dalle omelie dei primi papi[5]. In questo modo l’Autore ha dimostrato in quale modo si è formata la dottrina cristiana dell’insegnamento e dell’arte della Chiesa primitiva[6].

Un esempio più antico della illustrazione del Credo come tema autonomo, lo troviamo nel patrimonio carolingio nel Salterio di Utrecht (Reims, 830 ca; Utrecht, Universitätsbibliothek, ZG., Cod.38). Sul foglio 90r fra la preghiera del Padre nostro Oratio Dominica Secundum Matheum, ed il testo del Symbolum Apostolorum, è stato eseguito un disegno ad inchiostro, che fa una densa narrazione[7]. Questo esempio mostra che per l’illustratore del codice il Simbolo Apostolico aveva un valore equiparabile a quello dei salmi, che sono stati illustrati ad verbum[8].

Fra le importazioni dell’arte medievale arrivate in Polonia nel XII sec. si trova un eccellente esempio di un monumento dell’arte della fusione del bronzo, cioè la porta bronzea della cattedrale di Plock. L’originale è stato fuso negli anni 1152-1154 nella fonderia della Fabbrica Ecclesiae a Magdeburgo e dal XIII sec. si trova nella cattedrale di Novgorod in Russia (la cattedrale di Plock possiede solo una copia bronzea, eseguita dall’originale negli anni 1970-1980). Il programma iconografico dei pannelli illustra il Credo Apostolorum in maniera scenografica[9]. Essi mostrano l’influsso dell’arte lombarda della bottega di Guglielmo da Modena e quella di Verona dov’è stata fusa la porta per la basilica di San Zeno[10].

I tipo: Ib. Le scene con le frasi del Credo.

Un esempio dell’illustrazione scenografica legata agli articoli del Symbolum Apostolicum è una serie di xilografie datate fra 1440-1450, un unicum nella Nationalbibliothek di Vienna (Inkunabel II D 42). Esso consiste di 12 fogli al centro dei quali campeggia un’incisione illustrativa, corrispondente al contenuto dell’articolo della fede. Sul margine inferiore si trovano i busti degli apostoli con accanto le frasi del Credo. I nomi degli apostoli sono scritti in tedesco, invece le frasi del Credo in latino[11]. Altri due esempi di questo tipo sono: Anonimo, Credo in Deum Patrem, Creatorem ecc una serie di dodici quadri, appartenenti alla pittura olandese, eseguiti a olio su lamine di rame, datati al XVII sec., che si trovano nella sacrestia della Basilica di Santiago di Compostela; un esempio nell’ambito delle stampe è un’incisione in rame di Andrien Collaret, secondo Maerten de Vos, che illustra l’articolo: Inde venturus est judicare vivos et mortuos. Questa stampa appartiene ad una serie del Credo, del ‘600.

Un tale tipo di illustrazioni del Symbolum Apostolicum era molto popolare nei catechismi del primo periodo della controriforma. Questo tipo d’iconografia era ancora radicata nella tradizione artistica della Chiesa non divisa[12]. Dopo la riforma di Martin Lutero i protestanti si sono appropriati di questo tema nella loro arte per dimostrare la provenienza della loro confessione dall’insegnamento degli apostoli. La parte letteraria dei catechismi era scritta dai principali riformatori e teorici della nuova confessione come Martin Lutero oppure Filippo Melantone, ma anche Erasmo da Rotterdam aveva intrapreso questa via. Di solito gli autori delle illustrazioni sono anonimi.

Esempio caratteristico per questa categoria di incisioni è l’edizione delle Icones Symboli Apostolici, edita a Colonia nel 1556[13]. Oltre alle frasi del Credo e ai nomi degli Apostoli sono stati messi i nomi dei profeti come predecessori della fede ed inoltre anche i nomi degli eretici che l’hanno contestata. Dopo segue il commento – explanatio Symboli Apostolici, scritto da Erasmo da Rotterdam.

II tipo: l’iconografia originaria. Il Collegio degli Apostoli con le frasi del Credo

Il secondo tipo iconografico è il più frequente e mostra un altro modo di illustrare il Credo. L’intero Collegio degli Apostoli viene rappresentato con le frasi della professione della fede ApostolicaSymbolum Apostolicum, Credo Apostolorum. Una tale iconografia è legata all’antichissima leggenda sull’origine del Simbolo Apostolico. La troviamo negli scritti di sant’Ambrogio, vescovo di Milano (ca. 339-397) e di Rufino d’Aquileia († 410) [14]. La leggenda viene anche ricordata in un’omelia dello Pseudo-Agostino del VI sec.[15].

Tavola 1. Le due principali versioni del testo del Credo Apostolorum

TRADITIO ROMANA TEXTUS RECEPTUS
1. Credo in Deum Patrem omnipoten­tem 1. Credo in Deum Patrem omnipo­tentem
2. Et in Iesum Christum Filium eius Dominum nostrum 2. Creatorem caeli et terrae
3. Qui natus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine 3. Et in Iesum Christum Filium eius unicum Dominum nostrum
4. Qui sub Pontio Pilato crucifixus est et sepultus 4. Qui conceptus est de Spiritu Sancto, natus ex Maria Virgine
5. Tertia die resurrexit a mortuis 5. Passus sub Pontio Pilato crucifixus mortuus et sepultus
6. Ascendit ad caelos 6. Descendit ad inferna
7. Sedet ad dexteram Patris 7. Tertia die resurrexit a mortuis
8. Unde venturus est iudicare vivos et mortuos 8. Sedet ad dexteram Dei Patris omnipotentis ascendit ad caelos
9. Et in Spiritum Sanctum 9. Inde venturus est iudicare vivos et mortuos
10. Sanctam ecclesiam 10. Credo in Spiritum Sanctum
11. Remissionem peccatorum 11. Sanctam ecclesiam catholicam
12. Carnis resurrectionem 12. Sanctorum communionem
13. Remissionem peccatorum
14. Carnis resurrectionem
15. Vitam aeternam.

Secondo tale leggenda ciascuno degli Apostoli, radunatisi dopo la Risurrezione di Cristo a Gerusalemme per la festa di Pentecoste, prima di andare in diverse parti del mondo, avrebbe composto una frase del Simbolo.

Si distinguono principalmente due versioni del Simbolo – una romana (traditio romana) ed un’altra – delle regioni diverse da Roma (textus receptus). La seconda versione contiene quindici articoli, dei quali alcuni venivano uniti assieme per ottenere il numero dodici, corrispondente al numero degli Apostoli (sono stati uniti gli articoli: 1 e 2; 6 e 7; 12 e 13). Nell’arte veniva usato preferibilmente il textus receptus[16].

L’iconografia di questo tipo è composta innanzitutto dalla figura di Cristo rappresentato in posa assai ieratica come il “Salvatore del mondo” –Salvator mundi– o come se parlasse mentre invia gli Apostoli con la missione di evangelizzare tutto il mondo –missio- e la separazione degli Apostoli. Accanto a Lui stanno, infatti, gli Apostoli con le frasi del Credo, oppure solo con rotoli o con codici nelle loro mani. Non di rado le composizioni del genere si caratterizzano per la ieraticità medioevale. Nell’elaborazione di una tale concezione iconografica potrebbe aver giocato un ruolo la tradizione secondo la quale il papa Gregorio Magno (+ 604), mandando i monaci benedettini in missione nelle Isole Britanniche, avrebbe donato loro un’immagine di Cristo Salvatore[17].

Probabilmente un primo esempio della realizzazione di questi contenuti iconologici è rappresentato nell’arte monumentale dagli affreschi sulle pareti nella basilica di S.Giorgio sull’isola Reichenau – Oberzell (Bodensee). Purtroppo verso la fine del XIX sec. essi sono stati restaurati in modo scorretto, ridipinti, mentre sui rotoli sono stati trascritti gli articoli del Credo in lingua tedesca. Ciò rende difficile la datazione; tuttavia si suppone che i dipinti originali risalissero alla seconda metà del X sec. ed appartenessero all’arte ottoniana[18].

Ciascun Apostolo è rappresentato in cammino, coi piedi nudi, sul terreno coperto da foglie, mentre tiene un rotolo svolto con la propria frase del Credo. Si trovano anche degli esempi nei quali gli apostoli vengono mostrati seduti sui troni accanto al Cristo glorioso, e le loro immagini sono incorniciate con i versetti della professione della fede. In questo contesto Cristo viene rappresentato come il Giudice, perciò le immagini di questo genere hanno un carattere escatologico. Uno dei primi esempi di tale iconografia, lo troviamo sull’altare portatile di legno coperto da lamine d’ottone dorato, eseguito negli anni 1150-1160, su commissione di Eilberto, vescovo di Colonia. Nel centro si trova il Cristo in Maestà, ed attorno alla Sua immagine i dodici apostoli seduti con le frasi del Simbolo sulle fasce[19].

In modo diverso, il soggetto è stato illustrato da un ignoto incisore francese per un incunabolo contenente il Calendier des bergers, edito nella stamperia di Jean Belot a Ginevra nel 1498. Gli apostoli in piedi, divisi in due gruppi, vestiti di una tunica con sopra il mantello, si distinguono non solo per la fisionomia, ma anche per gli attributi individuali. Trasversalmente corre una fascia, sulla quale ad ogni apostolo è abbinato un articolo della fede, scritto in francese. Nella parte superiore si trovano i nomi degli Apostoli[20].

Talvolta si trova il Collegio degli Apostoli assieme alle frasi del Credo, senza Cristo Salvatore. Al Suo posto può apparire sua Madre Maria – Theotokos. Forse l’unico esempio del genere è l’immagine gotica eseguita dall’ignoto Maestro della cattedrale di S.Vito a Praga, dopo il 1410 (Narodni Pohlad a Praga)[21]. Questa appartiene alle cosiddette “immagini miracolose della cattedrale” e stilisticamente è molto vicina ad una forma rappresentativa che viene denominata come Madonna di S.Vito. Essa rappresenta la Madre di Dio col Bambino, dipinta vagamente nello stile di “Belle Madonne“. La singolarità di quest’immagine è data dal fatto che sulla sua cornice sono stati raffigurati i busti degli apostoli coi loro attributi e con le frasi del Credo[22]. Due angeli incisi sullo sfondo tengono una corona sopra il capo di Maria. Una tale l’iconografia della Madre di Dio si ispira ai suoi appellativi di Mater Ecclesiae e Regina Apostolorum. Un’idea simile è stata realizzata sul sigillo in forma di mandorla della chiesa degli Apostoli a Colonia, del XII sec.

A questo tipo iconografico appartiene anche una xilografia di Volgemut, incisa per la Cronaca del MondoDie Weltchronik– scritta da Hartmann Schedel, edita a Norimberga, nel 1493 (fol.101v). Essa rappresenta la sesta era nella storia del mondo – sexta aetas mundi. Nel centro della composizione appare il Cristo -Giudice e Salvatore- come spiega l’iscrizione sul cartiglio di sopra: Salvator: data est mihi potestas in celo et in terra. Gli Apostoli, senza i loro attributi, siedono sulle panche e gesticolano vivacemente. I loro nomi sono scritti all’interno delle aureole, invece le frasi del Credo riempiono in spirali, tutto lo spazio della pagina. Agli angoli della pagina sono raffigurati i simboli degli evangelisti.

Una versione barocca dello stesso tema è rappresentata da una stampa conservata nel Museo Nazionale di Varsavia, eseguita da Luca Bertelli nel 1560 ca. Qui gli Apostoli sono rappresentati seduti sulle nuvole del cielo. Una scritta, messa sopra il Cristo Giudice ricorda le sue parole: Ego sum via et veritas et vita.

I succitati esempi hanno un carattere escatologico e si rivolgono alla prefigurazione del Giudizio Universale secondo le parole di Cristo: Voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell’Uomo sarà seduto sul trono della Sua gloria, sederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele (Mt 19,28).

Il legame dell’iconografia del Credo con la scomparsa festa della Divisio Apostolorum

L’iconografia del tipo di cui stiamo trattando ha subito l’influenza non solo dalla leggenda sulla composizione del Credo da parte degli Apostoli, ma è stata altresì condizionata dai contenuti legati alla festa liturgica, esistente nel Medioevo, dedicata alla separazione degli apostoli -in latino Divisio Apostolorum. Essa ricordava la separazione degli apostoli che si recano in tutte le parti del mondo per la loro missione evangelizzatrice. Nell’iconografia di questa separazione possono essere messi in evidenza oltre ai nomi degli apostoli, anche le frasi del Credo ed i nomi delle terre della loro destinazione, dove subiranno il loro martirio –sortes apostolorum[23].

L’origine della festa è legata alle conclusioni del sinodo degli abati benedettini, avvenuto dopo la morte di Carlo Magno, ad Aquisgrana nell’817, sotto la guida dell’abate Benedetto di Aniane[24]. Negli atti di questo sinodo si trova la prima notizia della festa della Divisio Apostolorum, che veniva celebrata nei tempi passati il 15 luglio[25]. Ne abbiamo una traccia più antica nei calendari di Treviri, sui libri liturgici degli anni a cavallo tra secolo IX e X; inoltre essa era conosciuta a San Gallo (Svizzera) negli anni 925-950. La festa è stata conosciuta durante tutto il periodo medievale, la si festeggiava in Germania, Inghilterra e nei paesi scandinavi. La sua scomparsa è avvenuta verso la metà del ‘700[26]. In Polonia la festa è arrivata già alla fine del XII secolo[27].

Una delle prime miniature rappresentante Gesù che manda gli Apostoli in tutto il mondo, si trova nell’Evangeliario di Abdinghof, eseguito a Colonia, nel 1080. Un eccellente esempio dell’iconografia della Divisio Apostolorum, assieme alle frasi del Credo si trova nell’Evangeliario di Enrico Leone (Heinrich der Löwe), un principe sassone (1156-1180). Fra le preziosissime miniature si trovano anche 17 tavole sincroniche (canoni). Nel timpano di ogni tavola c’è un medaglione con la rappresentazione di Cristo e dei dodici apostoli, i quali mostrano davanti a sé delle fasce contenenti le frasi del Credo. I medaglioni ricordano quelli della basilica di S.Vitale a Ravenna[28].

Il ciclo inizia con una rappresentazione di Cristo come Salvator mundi, su uno sfondo. Cristo, mentre benedice con la destra, con la sinistra fa il gesto dell’invio gli apostoli in missione nelle diverse parti del mondo. Sul bordo c’è la scritta: Iesus Xristus Dominus noster, mentre di traverso, sulla fascia si leggono le parole del mandato apostolico: Sicut misit me Pater, et ego mitto vos.

L’iscrizione rende evidente che le miniature degli apostoli vanno interpretate sia come illustrazione della Divisio Apostolorum, sia del loro Credo. Inoltre accanto alle arcate delle tavole si trovano le personificazioni delle virtù e dei vizi in battaglia, secondo il poema epico di Prudenzio, la Psychomachia[29].

In Polonia dal XV sec. la festa In Divisione Apostolorum (15 luglio) fu celebrata come festa nazionale, perchè il re Ladislao della stirpe degli Jaghelloni, la introdusse dopo la vittoria sui cavalieri teutonici nella battaglia di Grunwald[30]. Un esempio precedente lo abbiamo fra le miniature del riccamente istoriato Missale Cracoviense del 1450 ca., conservato nell’Archivio del Capitolo Metropolitano del Wawel a Cracovia (AKMW; nr 2 KP). Le miniature sono attribuite ad un anonimo Maestro della Vergine con l’Unicorno. La miniatura è abbinata alla lettera iniziale E(xivit sonus eorum), dentro alla quale Cristo –Salvator mundi– col codice del Vangelo nella mano sinistra, manda con un gesto della mano destra gli Apostoli in tutto il mondo.

A Cracovia si sono conservati tre libri pontificali del XV sec. contenenti i riti specificamente polacchi e le preghiere usate durante i festeggiamenti della festa del 15 luglio[31]. La vittoria del re neofita Ladislao Jaghello viene paragonata in essi ad alcuni personaggi ed avvenimenti biblici dell’Antico Testamento: gli Ebrei schiavi in Egitto; il passaggio del Mar Rosso sotto la guida di Mosè; la liberazione di Daniele nella fossa dei leoni; infine la liberazione della casta Susanna dalle false accuse. Tuttavia tutti e tre i libri pontificali sono privi di miniature.

Una sontuosa decorazione è presente nell’Evangeliario di Piotr Tomicki, datato 1533-1534[32]. Le bordure, che accompagnano il testo dell’omelia per la festa della Divisione degli Apostoli, contengono ricchi motivi iconografici. All’inizio della pagina si trova l’aquila degli Jaghelloni, con un cartiglio recante la dedica inneggiante alla vittoria di Grunwald: Insignis es memoranda perpetuo Polonorum de Prutenis hac sacra die victoria (fol. 216v). Sul margine opposto, fra le panoplie, dentro un medaglione ovale, c’è un ritratto del re Ladislao di Jaghello, visto di profilo in armatura da cavaliere (fol. 217). Il programma iconografico del fregio non si ispira tanto al testo del Vangelo, quanto piuttosto ad un discorso politico e serve solo per glorificare la vittoria del re neofita.

Una specifica forma di devozione medievale riguardo al culto di tutto il Collegio degli Apostoli, la troviamo nei libri delle preghiere destinati ai laici, soprattutto alle donne della borghesia. Lì si trovano sia le preghiere dedicate ai singoli Apostoli che quelle rivolte a tutto il Collegio Apostolico. Fra le raccolte di volumi trovati in Polonia c’è un incunabolo xilografico intitolato: Hortulus animae…, edito presso Martin Scharffenberger a Cracovia nel 1533 (Biblioteka Kórnicka, Cim. 0.103), che contiene delle preghiere in latino, accompagnate da incisioni che illustrano gli apostoli e la loro separazione (fol. 138v, 139). C’è anche una preghiera speciale prevista per il giorno della festa In Divisione Apostolorum.

Una preghiera simile si trova anche nella edizione polacca: Raj duszny (Ossolinneum XVI.0737), dove, oltre alle preghiere dedicate alla Santissima Vergine Maria, si trovano anche le preghiere destinate a tutti gli apostoli secondo il calendario cracoviense. Sul fol. 234 c’è la preghiera corrispondente alla festa Modlitwa w dzie? Rozes?a?ców, albo rozdzielenia apostolskiego. In questo libro di preghiere viene pubblicato il Credo Atanasiano (fol. 270nn).

Un unico altare con la rappresentazione della Divisione degli Apostoli, proveniente dalla chiesa parrocchiale di Mikuszowice, si trova oggi nel Museo Nazionale di Cracovia (reparto della famiglia Szo?ajski), datato 1470 ca. Vi è raffigurato Cristo Risorto ritto sulla roccia che manda gli Apostoli con le parole: Ite in orbem universum et predicate[33]. Ogni Apostolo tiene in mano un rotolo svolto, sul quale, oltre al nome dell’Apostolo, c’è scritta la terra di destinazione, dove ciascuno di loro è inviato a compiere la propria missione. In questo caso gli Apostoli non pronunciano explicite il Credo, ma il legame di quest’immagine con l’iconografia del Credo è evidente da tutto il contesto, secondo quanto abbiamo fin qui dimostrato.

Occorre ricordare che si distinguono due tipi di rappresentazione iconografica della Divisio Apostolorum[34]. Un primo modo mostra la cosiddetta prima missione istituita da Gesù quando Egli, ancora fisicamente con gli Apostoli, per metterli al prova, li manda di paese in paese per proclamare il Suo insegnamento e compiere prodigi (Mt 10,5-42; Mc 6,7-13: Lc 9,1-6)[35]. Le illustrazioni di questa divisione non appartengono al tema del Credo nell’arte, ma trattano semplicemente della separazione degli Apostoli (questo tipo è rappresentato da un’ala dell’altare di Trzebnica, oggi nel Museo Nazionale a Breslavia e similmente da un’altra di Monaco di Baviera)[36]. Allora gli Apostoli non avevano ancora composto il Credo e perciò manca la relazione con il suo testo. Una tale iconografia si chiama semplicemente l’Addio degli Apostoli. Un eccellente esempio del genere lo troviamo nell’altare maggiore eseguito dal maestro Paulo di Levo?a, nella chiesa dedicata a S.Giacomo Maggiore a Spisz in Slovacchia, datato al 1500 ca[37].

Invece la seconda missione, il mandato vero e proprio, connesso con la composizione del Credo, avviene dopo la Resurrezione di Cristo (Mt 28,20). Ed è questa seconda che ci interessa in primo luogo[38].

Una rappresentazione del tema della Divisione degli Apostoli con delle frasi del Credo si trova in una chiesa parrocchiale (oggi protestante) di Muttenz, nei pressi di Basilea (nello Jura, in Svizzera). Sulle pareti della navata si sono solo parzialmente conservati gli affreschi, eseguiti nel 1507, quindi poco prima della riforma protestante[39]. Gli Apostoli vi sono rappresentati dinamicamente, in marcia, con delle frasi del Credo, assieme al Cristo Salvatore, così designato dalla scritta Salvator mundi. Simili a degli stendardi mossi dal vento, le fasce con le frasi del Credo sembrano volare nell’aria, richiamando in questo modo la decorazione tardogotica dell’interno della chiesa. Da notare che la pittura è stata fatta ad altezza d’uomo, creando così l’impressione che gli apostoli siano uniti al popolo radunato nella navata.

Concludendo il discorso sulla seconda tipologia iconografica del Credo, possiamo riassumere che la versione completa è data dalle figure degli Apostoli designati dai loro nomi ed attributi propri, ed infine, dalle frasi apposite del Credo. Nell’arte fiamminga e tedesca le composizioni sono inoltre arricchite dagli stemmi dei committenti, da tavole con epitaffi e inoltre anche dalle sigle degli scultori. Un tale Collegio al completo scolpito in pietra arenaria si trova sui pilastri della cattedrale di Paderborn, un opera di Heinrich Gröninger, compiuta negli anni 1608-1609. Le figure degli apostoli raffigurati nella parte superiore della navata centrale rappresentano l’Ecclesiam spiritualem. Esse possono sembrare una processione proclamante il trionfo della fede cattolica nel periodo dopo il concilio di Trento (tridentinum)[40].

Un noto incisore dall’epoca tardo-barocca, Gottfried Bernhard Götz assieme ai fratelli Johann ed Joseph Klauber (attivi nella Germania Meridionale – Augsburg) ha eseguito ca. nel 1770 una imponente serie di stampe, illustranti le feste ed i patroni di ogni giorno dell’Anno Ecclesiastico. La serie si chiama Annus dierum sanctorum. Fra di esse si trova una stampa, che si riferisce alla festa della Divisio SS. Apostolorum. Sulla sfera del globo, nel centro sta Cristo glorioso che invia gli apostoli due a due, il tutto unito all’iscrizione: Misit illos binos ante faciem suam[41]. Gli incisori hanno unito in un’unica immagine due tipologie di separazione degli Apostoli, mettendo come scritte le citazioni dal Vangelo di Luca (Lc 9) e dalla Lettera ai Romani (Rom 10,18): In omnem terram exivit sonus eorum, et in fines orbis terrae verba eorum. Fra i rappresentanti dei popoli si riconoscono gli Indiani dell’America, ai quali è giunto il messaggio del Vangelo tramite i conquistatori spagnoli. In questo modo i Klauber hanno attualizzato il senso del mandato apostolico.

III tipo: l’iconografia tipologica. Le rappresentazioni degli Apostoli con la relazione tipologica ai Profeti

Alla fine del primo Millennio si è incominciato a collegare l’iconografia del Collegio degli Apostoli con le rappresentazioni dei profeti[42]. Una tale composizione serviva per mettere in evidenza la sintonia dei due TestamentiConcordantia Veteris et Novi Testamenti. Ed inoltre il compimento dell’Antico Testamento nel NuovoQuod in Vetere latet, in Novo patet. Un primissimo esempio del sec. XI lo troviamo negli affreschi della basilica dei SS.Pietro e Paolo a Reichenau, sulla Mittelzell, sul Lago di Boden (Bodensee); purtroppo le scritte sulle fasce non sono più leggibili (altri esempi: il fonte battesimale di pietra a Merseburg, vicino a Lipsia, prima del 1177[43]; gli Apostoli sulle spalle dei Profeti si trovano sul portale Nord della cattedrale di Bamberg, del XIII sec.; il reliquiario di S.Eriberto, abate di Colonia ed amico-cancelliere di Ottone III, eseguito negli anni 1160-1170)[44].

Occorre sottolineare che le rappresentazioni tipologiche sono state dapprima utilizzate nell’arte orafa e poi nelle miniature dei codici. Una interessantissima composizione tipologica contenente il Credo si trova nei libri delle ore medievali (Livres d’Heures) del ‘300 e ‘400. Come prototipo è servito quello che è comunemente conosciuto come il Credo du Joinville, eseguito nella regione dello Champagne negli anni 1287-1297 ca., purtroppo non conservatosi in originale[45].

Verso il 1323-1326 è stato creato un Credo, particolarmente elaborato sia dal punto di vista iconografico che tipologico, inserito nel calendario del primo volume del Breviario di Belleville (Paris, Bibl. Nat., ms. lat. 10483), un’opera di Jean Pucelle e allievi. La composizione si basa sull’esegesi scolastica, ideata dai domenicani parigini, secondo la quale i dodici articoli della fede si lasciano dedurre dai preannunci dei profeti dell’Antico Testamento. Purtroppo del calendario originale si sono conservati solamente due fogli, contenenti gli elenchi delle feste per il mese di novembre e dicembre. Su commissione della principessa Giovanna di Navarra, il maestro Jean le Noir coi suoi allievi ne ha eseguite delle copie negli anni 1336-1340 (Paris, B.N. ms.n.a.lat.3145)[46].

Jean Pucelle ha rappresentato sul margine inferiore di ogni pagina un Profeta ed un Apostolo. Il Profeta consegna all’Apostolo una fascia svolta con una sua espressione. Nel caso del mese di dicembre si vede il Profeta Zaccaria con le parole: Suscitabo filios tuos, Sion (Zac 9,13). Il rotolo del Profeta è coperto da un velo, che viene sollevato dall’Apostolo Mattia. Nella sua mano alla frase del Profeta corrisponde l’articolo preso dal Simbolo Apostolico: Carnis resurrectionem et vitam aeternam. Amen.

L’espressione simbolica della miniatura è ancora arricchita da un’aggiunta iconograficamente molto interessante: accanto al Profeta si vedono le rovine della Sinagoga. Il disfacimento della Sinagoga era mostrato gradualmente sui precedenti fogli del calendario. Da gennaio a dicembre uno dei dodici Profeti, oltre che mostrare la profezia, smonta un pezzo delle mura della Sinagoga, consegnando il materiale edile al corrispondente Apostolo. Coi mattoni gli Apostoli costruiscono una Chiesa nuova (contrapposizione: Sinagoga-Ecclesia). Sul foglio di dicembre vediamo sul margine inferiore la Sinagoga completamente distrutta e sul margine superiore una Chiesa eretta nello stile gotico con le due torri. Davanti ad essa l’Apostolo Paolo insegna ai popoli, destinatari delle sue Lettere. All’entrata della chiesa la personificazione allegorica raffigurante l’Ecclesia, regge in mano lo stendardo con l’emblema corrispondente all’articolo della fede secondo il Credo. Nel caso di dicembre c’è la Risurrezione dei morti. Accanto, S.Paolo insegna agli Ebrei. Francois Avril facendo il commento a questa miniatura ha spiegato la personificazione come Maria, che, per grazia, ha permesso che venisse aperta la porta verso l’Oriente -simbolo della Gerusalemme Celeste (cfr. Ez 44,3). Ci sembra giusto aggiungere che qui abbiamo un esempio di simbologia allegorica ambivalente, poiché la personificazione può ben essere considerata la rappresentazione di Maria-Ecclesia, che indica ai credenti la strada, che conduce alla salvezza.

Nel 1424 è stato eseguito l’altare maggiore proveniente dalla chiesa dei carmelitani scalzi a Gettinge (ora in Hannover, Niedersächsiche Landesmuseum), sulle cui ali si trova il Credo Apostolorum nella versione tipologica. Agli Apostoli, in piedi nelle nicchie, corrispondono i profeti e i filosofi antichi, posizionati nella parte superiore dentro a dei baldacchini gotici[47]. Ad ogni personaggio appartiene una fascia svolta con un’appropriata espressione in latino[48].

L’ iconografia tipologica possiede alcune varianti. Una di esse la troviamo in Vaticano, negli appartamenti Borgia, dove, oltre ai profeti, sono raffigurati anche i filosofi antichi e le sibille[49]. Le immagini sono state realizzate su progetto del Pinturicchio (ca 1454-1513) ed eseguite da Matteo d’Amelia, oppure Tiberio d’Assisi. In questo caso, secondo le regole del Rinascimento, è stata ampliata la cerchia esegetica. Gli affreschi illustrano il compimento delle promesse e delle attese non solo dell’Antico Testamento, ma di tutto il mondo antico.

Le rappresentazioni tipologiche appaiono spesso nelle stampe medievali e moderne, piuttosto come una parte illustrativa dei catechismi e degli incunaboli contenenti omelie o preghiere. Qui vogliamo ricordare solo uno degli esempi più interessanti del periodo delle lotte confessionali coi protestanti: cioè una serie di xilografie, accompagnate dalle strofe poetiche di Georgii Thymi, edita in Erfut nel 1552[50]. In forma poetica l’autore decanta i meriti di ciascuno degli Apostoli nella divulgazione della Fede. Essi sono un esempio del coraggio nell’affrontare qualsiasi ostacolo, fino ad arrivare alla gloria del martirio. Ad ogni Apostolo corrisponde un profeta con la propria profezia, il cui compimento serve da argomento introduttivo all’insegnamento apostolico.

Nell’ambito di questa tipologia si potrebbero enumerare ancora alcuni altri esempi nel campo delle miniature e dell’arte orafa. Ma in tal caso questo contributo rischierebbe di doversi ampliare eccessivamente.

IV tipo: l’iconografia mista

I diversi elementi iconografici dei tre tipi sopra descritti potevano essere combinati insieme. In questo modo si è creata una variante mista dell’iconografia del Credo. Alle scene illustrative erano aggiunte le figure degli Apostoli o dei profeti, oppure entrambi. Eccezionalmente venivano raffigurati anche alcuni filosofi e sibille con le loro profezie. A volte le composizioni di questo tipo erano molto complesse, così che diventavano una specie di summa teologica per illustrazioni. Per questi motivi abbiamo distinto questa iconografia come un tipo autonomo, chiamandolo il “tipo misto”.

Come primo esempio abbiamo la miniatura del codice francese dal titolo Verger de Soulas del 1300 ca. (Paris, B.N. ms.fr. 9220, fol.13v). Qui il Credo è stato illustrato sotto forma di tavola, sul cui lato sinistro stanno i profeti mentre gli Apostoli sono sulla destra, nel centro troviamo dodici medaglioni con le scene che illustrano i contenuti degli articoli della fede[51].

Eccezionali e ricchissimi esempi di ottimo livello sono le miniature francesi, conosciute in letteratura come il Credo de Joinville. Lo scrittore Jean de Joinville (1224-1319), era il compagno del re Luigi IX, durante le crociate e il suo biografo. Il Credo si trova nella seconda parte del Breviario eseguito assieme ad altri libri liturgici, in occasione della beatificazione del re francese S.Luigi IX [2 metà del XIII sec.; St. Petersburg, Gosudarstviennaja Publi?naja Bibliotieka im. M. E. Saltykova-Šedrina, Lat. Q.v.I,78][52]. Un’altra versione del Credo de Joinville molto simile, se non identica, alla precedente, contiene il Missale de Reims [Missale Remenese (“Breviarium Romanum”) = Missel à l’usage de Saint-Nicaise de Reims; Reims, 1285-1297; St Petersburg, Gosudarstviennaja Publi?naja Bibliotieka im. M.E. Saltykova-Šedrina, Lat. Q.v.I,78].

Come si è detto prima, il Credo de Joinville è molto elaborato teologicamente, si caratterizza per l’ottimo livello intellettuale ed artistico. Non è stato risolto il problema della esecuzione delle miniature. Alcuni le attribuiscono ad uno scrittorio parigino, altri invece indicano una scuola dello Champagne molto probabilmente di Reims. Gli Apostoli stessi sembrano avere un ruolo marginale, perchè le loro immagini, ridotte in gran parte ai busti o in alcuni casi alle teste con indicazione dei nomi, si trovano quasi nascoste ai margini. Le frasi del Credo sulle fasce volano nello spazio libero dello sfondo, oppure sono inserite come elementi della decorazione, così nascoste che è difficile scorgerle. Gli artisti rimasti anonimi hanno messo più in evidenza le figure dei profeti. Essi sono rappresentati con la figura intera sui margini larghi dei fogli. Ogni profeta tiene in una mano un rotolo svolto, mentre con l’altra indica una o più scene, illustranti il compimento delle sue profezie. Il tema principale del Credo de Joinville è quello degli avvenimenti biblici con immagini riferite al ministero della Chiesa con evidente accento escatologico. Sotto l’aspetto formale le miniature sono un eccellente esempio di un artista molto capace nel suo mestiere. Invece sotto l’aspetto iconologico esse si caratterizzano per un profondo significato teologico. L’idea dominante mostra la concordanza fra le profezie dell’Antico Testamento con il loro compimento nel Nuovo. Una tale illustrazione del Simbolo della fede cristiana è assolutamente unica ed eccezionale.

Il Collegio degli Apostoli era spesso mostrato anche nel contesto escatologico. In tale versione gli Apostoli seduti sui troni attorniano il Cristo-Giudice, oppure sono raffigurati come partecipanti della gloria celeste nella futura parusia. In alcuni casi essi svolgono un ruolo particolare nelle scene di adorazione dell’Agnello dell’Apocalisse nella Gerusalemme Celeste[53].

Dal sec. XII proviene un grande affresco della collegiata di S.Blasio (Sankt Blasius) a Braunschweig, eseguito dentro la cupola del transetto[54]. Esso rappresenta la Gerusalemme Celeste[55]. Dentro alle mura della città apocalittica, sui sei campi della volta della cupola, sono stati dipinti i più importanti avvenimenti della storia della salvezza (La Natività di Cristo, La Presentazione al tempio, Il Sepolcro vuoto, Il Cammino verso Emmaus col Riconoscimento del Risorto mentre spezza il pane e infine La Pentecoste). Negli angoli vi sono le figure di otto profeti, con le loro profezie. Nel centro della pittura si trova l’Agnello Apocalittico trionfante. I busti degli Apostoli sono ritratti, con le frasi del Credo, dentro alle arcate delle dodici torri della Gerusalemme CelesteHierusalem urbs quadrata, secondo la descrizione dell’Apocalisse di S.Giovanni (Ap 21,14)[56]. Essi non tengono i rotoli, ma sembrano quasi volare, come se fossero attratti sulle mura di questa città simbolica.

Per terminare la descrizione di questo tipo di iconografia del Credo vorremmo citare un eccezionale esempio, cioè gli affreschi di Michelangelo Buonarroti, eseguiti sulla volta della Cappella Sistina, compiuti nel 1522. Anch’essi possono essere interpretati secondo l’esegesi pittorica dei dodici articoli del Credo appartenenti al tipo misto. Il filo conduttore è dato dalle rappresentazioni dei profeti e delle sibille. La loro raffigurazione espressiva è stata interpretate dagli studiosi nella prospettiva della presentazione di alcuni personaggi del mondo antico ebraico e pagano, i quali hanno aspettato il compimento delle promesse della Redenzione. Gli affreschi della Sistina presentano un manifesto della fede del Genio fiorentino a cavallo tra il Rinascimento e il barocco[57].

V tipo: l’iconografia simbolica. Le rappresentazioni simboliche dei dodici Apostoli

Esiste un gruppo di rappresentazioni il cui collegamento significativo al Credo non risulta evidente. Un tale caso è riscontrabile quando gli Apostoli vengono rappresentati sotto una forma simbolica. In passato si conoscevano i simboli degli apostoli rappresentati sotto forma di pecore, o agnelli, colombe o leoni, raramente con le frasi del Credo (S.Clemente in Roma, S.Apollinare in Classe in Ravenna, il Battistero di Albenga)[58].

Comunemente in tutte le chiese cattoliche si trovano delle croci con le candele lungo le mura. Queste segnano i posti dell’unzione di una chiesa nuova durante la sua consacrazione. In alcuni paesi alle croci vengono aggiunti gli attributi degli Apostoli o i loro busti in bassorilievo o in pittura. Possono essere messi al posto delle croci solo gli attributi iconografici degli Apostoli. In tedesco questi segni della consacrazione vengono chiamati Apostelleuchter (le candele degli Apostoli).

A Pelplin in Polonia in una basilica già cistercense del XV sec. (oggi la cattedrale della diocesi di Pelplin), i nomi degli Apostoli sono iscritti dentro i cerchi che fanno da cornice alla croce simbolica.

Nelle chiese della Baviera e Svevia in Germania si trovano le croci con l’indicazione degli attributi degli Apostoli. Un esempio è la chiesa già delle orsoline a Landsberg sul Lech (Svevia), della metà del XVIII sec., assieme alle croci e agli attributi in bassorilievo sono inseriti quadri, eseguiti con la tecnica en grisaille, con scene dal martirio di ciascun apostolo. Questi spiegano bene la genesi degli attributi degli Apostoli nell’arte cristiana.

Una spiegazione esplicita del legame delle croci con il Credo è data dai simboli dipinti sulle mura della chiesa parrocchiale di S.Pietro a Söl, in Tirolo (Austria). In questo caso i medaglioni coi “ritratti” degli Apostoli sono stati integrati sia con gli attributi, sia con le frasi del Credo in tedesco. Al centro della composizione si trova un candeliere con la candela.

Nel Museo Diocesano di Tarnów (Polonia) si trovano le dodici tavolette a quadrifoglio con le rappresentazioni degli apostoli, del XVI sec. Prima esse facevano parte dei candelieri della consacrazione della chiesa di Siemiechów.

L’espressione simbolica delle figure degli apostoli risulta più evidente, quando esse sono messe sui pilastri della chiesa. Una tale pratica corrisponde ad un antico insegnamento dei Padri, i quali hanno chiamato gli apostoli fondamenta e colonne della Chiesa.

Un tale significato è stato realizzato nella pianta della basilica di Maria Santissima a Treviri (Liebfrauen-Basilika) del 1500 ca. Sui dodici pilastri della chiesa sono stati dipinti i baldacchini, dentro i quali si trovano le figure degli apostoli a grandezza naturale. Sopra la testa di ciascuno è messo il suo nome, e sul piedestallo è riportata una frase del Credo in latino[59]. Nella stessa basilica troviamo ancora una volta i busti degli apostoli, all’interno di medaglioni, dipinti sulle pareti. Tuttavia, in questo caso, non ci sono le frasi del Credo. L’interno di questa basilica dimostra evidentemente il pensiero secondo il quale gli apostoli sono le colonne e i protettori della chiesa.

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Alla fine di queste considerazioni è necessario toccare il problema del significato iconologico dell’iconografia sopra trattata. Una spiegazione approfondita richiederebbe uno studio separato.

L’antichissima pratica di porre le figure degli apostoli all’esterno (sulle torri, sui campanili o sulle facciate e portali) o all’interno (sulle volte, sulle pietre angolari, sui pilastri, sulle vetrate) delle chiese si radica sull’originaria tradizione dell’insegnamento dei Padri della Chiesa. Essa ha influenzato l’impianto simbolico del tempio cristiano. Pertanto le immagini degli apostoli sono inserite quasi ovunque, dove possibile, nell’arredo delle chiese (sugli altari, sui fonti battesimali, i confessionali, i pulpiti, nei cori, sui dorsi degli stalli, persino sui sarcofagi).

Gli apostoli con le frasi del Credo, oppure solo coi loro attributi sono presenti nei bassorilievi delle pietre angolari della collegiata di S.Anna ad Anversa (esempi simili sono esposti nel Museo di Karlsruhe). Li troviamo sulle travi o sui cancelli del presbiterio (ted. Apostelbalken, Lettner). Gli esempi sono numerosissimi (per es. la trave nella basilica di S.Marco a Venezia). Tutte queste collocazioni sono legate ad un unico filone. Gli oggetti d’arte servono a far capire la continua presenza degli apostoli nella Chiesa di Cristo.

I dodici apostoli rappresentano metaforicamente le fondamenta della Chiesa, la cui pietra angolare è Cristo stesso. I cristiani riuniti nella chiesa partecipano ad un banchetto nuziale e con-vivono con Dio (Ef 2,20). Un tale pensiero viene espresso in una preghiera liturgica, del Sacramentario Gregoriano, dove si legge: “in quibus ecclesiae tuae fundamenta constituis”[60].

L’analogia con la costruzione della chiesa è stata espressa anche da papa Innocenzo III in una sua omelia: “Qui designantur nomine columnarum; quia per eos Ecclesia sustentatur […] quia Petrus, Jacobus et Joannes videbantur columnae esse […] Sed Dominus confirmavit columnas ejus. Pro hac confirmatione orant ipsae columnae dicentes…”[61]. Questo paragone spiega perchè nel Medioevo i pilastri e le colonne venivano adornate con le figure degli apostoli.

Il carattere Apostolico dell’iconografia significa inoltre l’unità dei credenti nella stessa professione di fede contenuta nel Simbolo Apostolico. I fedeli, guardando le figure degli apostoli con o senza le frasi del Credo, avevano l’impressione di aver sentito la loro catechesi, che li confermava nei dogmi della fede cattolica. Già Florus da Lyon († ca 860) nella sua dissertazione De expositione missae scrivendo degli Apostoli, li chiamava praedicatores et doctores fidei. Essi hanno ricevuto la Verità tramite il contatto con il Verbo Incarnato e solo accogliendo il loro insegnamento è possibile ottenere la salvezza dell’anima[62].

Grazie alla fervida fantasia medievale, i fedeli arrivavano ad immaginarsi la presenza degli apostoli in chiesa (a costruire una specie di catechesi continua). Questo dava lo spunto per ripetere a memoria il Simbolo Apostolico. Quello stesso Credo che veniva trasmesso durante l’iniziazione alla Fede nel rito della traditio Symboli, e poi ripetuto nelle cerimonie battesimali davanti all’assemblea dei fedeli nel rito della redditio Symboli.

Prima i catecumeni imparavano il Simbolo a memoria. Non era loro concesso di tenerne una copia scritta, perchè non finisse nelle mani dei pagani o degli eretici. Secondo l’antica convinzione il Credo serviva da tessera, con la quale si legittimava l’appartenenza ai fedeli. Di conseguenza questa “tessera” consentiva l’ingresso dell’anima nel regno della salvezza in cielo.

Della convinzione della presenza degli Apostoli in chiesa testimonia una lettera scritta dal sinodo d’Arles (314) a papa Silvestro. I vescovi accettando il primato di Pietro, mostrano insieme la loro venerazione riguardo a tutto il Collegio degli Apostoli. La gerarchia ha coltivato nei fedeli la convinzione della perenne presenza degli Apostoli nelle chiese locali: “in quibus et Apostoli quotidie sedent et cruor ipsorum sine intermissione Dei gloriam testatur”[63]. Il papa Gregorio Magno (590-604) ha inserito questa convinzione nella preghiera per la festa degli Apostoli Pietro e Paolo: “per beatos apostolos tuos conti­nua protectione custodias, ut iisdem rectoribus gubernetur…”[64].

Da tutto ciò risulta, che accanto al patrono locale (patrocinium), gli apostoli venivano venerati come protettori della chiesa (Deesis). Le loro immagini aiutavano ad attualizzare la missione evangelizzatrice della Chiesa. In questo consiste la funzione delle immagini del Collegio degli Apostoli.



[1] Cfr. R. Knapi?ski, Typologia przedstawie? Collegium Apostolorum w sztuce pierwszego tysi?clecia. [La tipologia delle rappresentazioni del Collegio degli Apostoli nell’arte del primo millenio], “Vox Patrum” 11-12:1991-1992, fasc. 20-23, p. 49-71. Ivi la bibliografia.[2] F. Winzinger, Schongauer Martin, in: Kindlers Malerei Lexikon, Bd. 11 München 1976, p. 120-126.[3] E. Wernicke, Die bildliche Darstellung des apostolischen Glabensbeken­ntnisses in der Kunst des Mittelalters, “Christliche Kunstblatt für Kirche Schule und Haus” 1887, 1888, 1889, 1893; W. Molsdorf, Christliche Symbolik der mittelalterlichen Kunst, Leipzig 1926, Graz 19842; K. Künstle, Ikonographie der christlichen Kunst, Bd. 1, Freiburg im Breisgau 1928, p. 181-182; R. Ligtenberg, Het Symbolum Apostolicum in de iconografie de Middeleewen, “Het Gildeboek” 12:1929, p. 9-34; H. W. van Os, Credo, in: Lexikon der christlichen Ikonographie, Bd. 1, col. 461-464; H. Sachs, E. Badstü­bner, H. Neumann, Credo, in: Christliche Ikonographie in Stichworten, Leipzig 1973, p. 87-88; G. Schiller, Ikonographie der christlichen Kunst, Bd. 4,1, Gütersloh 1988 , p. 134-147.

[4] J. Wilpert, La fede della Chiesa nascente secondo i monumenti dell’ arte funeraria antica, Roma 1938.

[5] G. Diener, Credo der Urkirche. Das Apostolische Glaubensbekenntnis dargestellt in Bilder der altchristlichen Zeit, Bamberg 1957.

[6] Il metodo usato dal Diener non mostra il Credo come un tema autonomo nell’arte. Così si potrebbe illustrare ogni argomento della fede cristiana (a. e. i sacramenti, i precetti del Decalogo, ecc.).

[7] E. T. de Wald, The Illustrations of the Utrecht Psalter, Princeton 1932, p. 71 e seg. In questo codice – Salterio di Utrecht – dopo il Symbolum Apostolo­rum, sul fol. 90v si trova un´altra professione di fede cattolica, denominata come Fides Catholica, cioè il Credo di Atanasio. Lo illustra un disegno dei padri sinodali, che partecipano a un sinodo ecclesiastico.

[8] I disegni del Salterio di Utrecht si caratterizano per uno stile dinamico e per l´espressione differenziata come lo ha descritto Otto Pächt (La miniatura medievale. Una introduzione, Torino 1987, p. 177, passim). Un tale stile era caratteristico della scuola palatina di Reims. Si confrontino le miniature dell’Evange­lia­rio di Ebbone (ca. 816-835). L’influsso delle illustrazioni del Salterio di Utrecht sull’arte miniata coeva fu oggetto di una mostra ad Utrecht nel Museum Catharijneconvent organizzata nel periodo dal 31 Agosto fino al 17 Novembre 1996, il catalogo: The Utrecht Psalter in Medieval Art. Picturing the Psalms of David, Edit. K. van der Horst, W. Noel, W. C. M. Wüstenfeld, MS`t Goy 1996.

[9] Le porte sono state fuse ca 1152 – 1154 in Magdeburgo, collocate nella cattedrale di P?ock, e poi alla fine del XIII sec. rubate e trasportate a Novgorod, nella Grande in Russia.

[10] Purtoppo durante i secoli i pannelli delle porte sono state smontati diverse volte e rimessi assieme in ordine sbagliato. In una delle nostre pubblicazioni diamo una ricostruzione ipotetica dell’ordine originario, cfr.: R. Knapi?ski, Die romanische Tür von Plock in Nowgorod. Neue ikonogrphisch-ikonologische Überlegungen, “Niederdeutsche Beiträge zur Kunstgeschichte”, Bd.30:1991, p.29-66; idem, Credo Apostolorum w roma?skich Drzwiach P?ockich [Il Credo Apostolorum nelle porte romaniche di P?ock], P?ock 1992.

[11] O. Smital, Symbolum apostolicum. Farbige Blockbuch-Wiedergabe nach dem Unicum in der Wiener National-Bibliothek. München 1924. Un simile esempio delle xilografie, denominate come l’unicum di Heidelberg si trova a Monaco di Baviera, nella Bayerische Staatsbibliothek.

[12] Daniel Hopfner (ok. 1470-1536) ha eseguito una serie delle stampe nella quale i 12 articoli sono stati illustrati in forma di tavole, ove ad ogni incisione corrisponde un articolo e il nome di un apostolo. La riproduzione si trova in: G. Schiller, op. cit., fig. 338.

[13] Il titolo completo é: Icones Symboli Apostolici, cum brevi et utili earundem explanatione ex sacris literis congesta per quendam Sacrae Scripturae candidatum. Coloniae Agripinae apud Arnoldi Birckmanni 1556.

[14] S. Ambrogio (Epistola 52,5; PL 16,1174A) per primo ha dichiarato gli Apostoli come gli autori del Simbolo della Fede: “Credatur Symbolo Apostolorum, quod Ecclesia Romana intemeratum semper custodit et servat”. Dopo di lui la stessa opinione esprime Rufino d´Aquilea [† 410; Expositio Symboli 2, CCL 20,134-135], Nel sec. VI lo stesso insegnamento si trova in uno dei sermoni dello Pseudo-Agostino (Sermo 240,1, PL 39,2189). Egli ascrive ad ogni apostolo un articolo del Simbolo. Come risulta dalle ricerche sulla tradizione cristiana non sempre lo stesso articolo veniva attribuito allo stesso apostolo. La bibliografia sul tema è molto vasta, cfr.: F. Kattenb­usch, Das Apostolische Symbol, Darmstadt 19623; W. Trillhaas, Das apostolische Glaubensbekenntnis. Geschichte, Text, Auslegung, Witten 1953; H. De Lubac, La foi chrétienne. Essai sur structure du Symbole des Apôtres, Paris 1970; H. de Lubac, Credo. Gestalt und Lebendigkeit unseres Glaubensbekenntnisses, Leipzig 1976, p. 13-31; F. E. Vokes, Apostolisches Glaubensbekenntnis I. Alte Kirche und Mittelalter, in Theologische Real Enzyklopädie, Bd. 3, p. 528-554; A. Adam, R. Berger, Credo, in: Pastoralliturgisches Handlexikon, Leipzig 1982, p. 103, 176, 477; M. Lurker, Credo, Wörterbuch der Symbole, p. 2-43, 674-675; G. Langgärtner, Credo, in: Lexikon des Mittelalters, Bd. 3, München 1986, p. 337-338.

[15] PL 39,2189.

[16] C. F. Bühler, The Apostles and the Creed, “Speculum”, 28:1953, p. 335-339; J. D. Gordon, The Articles of the Creed and the Apostles, “Speculum”, 40:1965, p. 634-640; J. N. D. Kelly, Early Christian Creeds, London 19676; idem, Apostolisches Glaubens­bekenntnis, Lexikon für Theologie und Kirche, Bd. 1, col. 760-762; L. Kunz, Credo, ibidem, Bd. 3, col. 88-89. Fra gli altri i seguenti autori trattano dell’iconografia del Credo nell’arte: E. Mâle, L`art religieux de la fin du Moyen-Âge en France, t. 3, Paris 1922, p. 246-253; K. Künstle, Ikonographie der chrislichen Kunst, Bd. 1, Freiburg 1928, p. 99, 182; H. W. van Os, Credo, in: Lexikon der christlichen Kunst, Bd. 1, col. 461-464; H. Sachs, E. Badstü­bner, H. Neumann, Credo, in: Christliche Iconographie in Stichworten, Leipzig 1973, p. 87-88.

[17] In alcuni casi le rappresentazioni di Cristo Salvatore si possono considerare assieme con gli omonimi patrocini delle chiese. Di solito essi appartengono al primo periodo della cristianizzazione del paese.

[18] T. Fehrenbach, A. Weißer, Die Reichanau und ihre drei Kirche, Reichenau – Mittelzell 1992, p. 17.

[19] Il senso dell’ iconografia tipologica spiega due scritte messe, una in alto: DOCTRINA PLENI FIDEI PATRES DVODENI TESTANTVR FICTA NON ESSE PROPHETICA DICTA; ed l’altra in basso: CELITVS AFFLATI DE CRISTO VATICINATI HI PREDIXERVNT QVE POST VENTVRA FVERVNT.

[20] G. Hasenohr, Le Credo Apostolique dans la Litérature Française du Moyen Âge. Premiéres approches, in: Pensée, Image & Communication en Europe Médiévale. A propos des stalles de Saint-Claude. Besançon 1993, p. 175 e seg.

[21] G. Schmidt, Malerei bis 1450. Tafelmalerei – Wandmalerei – Buchmalerei, in: Gotik in Böhmen. [Hrsg.] K. M. Swoboda, München 1969, p. 240 e seg.; J. Pešina, Böhmische gotische Tefelmalerei aus der Sammlung der Nationalgalerie in Prag, Berlin 1988, nr 24.

[22] Il modo di porre le immagini piccole attorno ad un’immagine centrale ricorda le composizioni caratteristiche delle icone di Cristo coi Dodici, oppure di Maria coi profeti, nonché le icone illustranti la vita dei santi, per es. di S. Nicola.

[23] Isidoro di Siviglia († 636) nel trattato De ortu et obitu Patrum (PL 83,154) ha scritto sugli Apostoli: “Hi fuerunt Christi discipuli, praedicatores fidei et doctores gentium, qui cum omnes unum sint, singuli tamen eorum propriis certisque locis in mundo ad praedicandum sortes proprias acceperunt”. Nell’arte medievale si trovava il tema come Separatio Apostolorum, Divisio Apostolorum nonché i Chori degli Apostoli. Le vite degli Apostoli e il loro martirio erano oggetto di diverse opere, fra le quali ricordiamo: W. Cave, Antiquitates apostolicae, oder Leben, Thaten und Märtyr-Tod der Heiligen Apostel, Leipzig 1696.

[24] Y. Congar, Apostel,in: Lexikon des Mittelalters, Bd. 1, München 1980, col. 781-786. Da questo periodo proviene probabilmente la più antica illustrazione del Symbolum Apostolicum, che si trova alla fine del Salterio di Utrecht, decorato con disegni ad inchiostro (Reims, ca. 830).

[25] La festa fu popolare nei paesi di lingua tedesca, dove è rimasta nei calendari fino al sec. XVIII. Fu conosciuta anche nei paesi scandinavi, invece era poco conosciuta in Italia, Spagna e Inghilterra. Da alcuni esempi iconografici risulta che la festa è stata conosciuta anche in Italia, si guardi l’iniziale D da un Graduale fiorentino del XV sec, Firenze, Bibl. Laurenziana, cfr. Congar, op. cit, col. 782; A. Kurzeja, Der älteste Liber Ordinarius der Trier Domkirche (London, Britisch Museum, Harley 2958, Anfang 14. Jh.). Ein Beitrag zur Liturgiegeschichte der deutschen Ortkirchen, Münster 1970, p. 23, 60, 192 e seg., 432, 532.

[26] J. Fija?ek, Historia ?wi?ta Rozes?ania Aposto?ów, [La storia della festa della Divisio Apostolorum] “Sprawozdania PAU”, 15:1920, nr 6, p. 3-8; W. Hug, Geschichte des Festes der Divisio Apostolorum, “Theologische Quartalschrift” 113:1932, p. 53-72.

[27] Il ricordo liturgico più antico si trova nel Calendario Cracoviense (Kalendarz Krakowski), risalente alla metà del XIII sec. Cfr.: Najdawniejsze roczniki krakowskie i kalendarz [I più antici annali cracoviensi ed il calendario], ed. Z. Koz?owska-Budkowa, in: Pomniki Dziejowe Polski. [Monumenta Poloniae Historica] Seria II, t. V, Warszawa 1978, p. 155. La festa della Divisio Apostolorum é indicata nel calendario di Cracovia col colore rosso. Cfr.: H. W?sowicz, Kalendarz ksi?g liturgicznych Krakowa do po?owy 16. Wieku. Studium chronologiczno-typologiczne [Il calendario dei libri liturgici di Cracovia sino alla metà del XVI sec. Uno studio cronologico-tipologico], Lublin 1995, p. 362 e seg.; idem, Kult Aposto?ów do ko?ca 12 wieku w ?wietle heortologii, [Il culto degli Apostoli sino alla fine del XII sec. …], in: Symbol Apostolski w nauczaniu i sztuce Ko?cio?a do soboru trydenckiego, [Il Simbolo Apostolico nell’insegnamento e nell’arte della Chiesa fino al Concilio di Trento], ed. R. Knapi?ski, Lublin 1997, p. 257-306.

[28] R. Kroos, Die Kanontafel. Kommentar, in: Das Evangeliar Heinrichs des Löwen. Kommentar zur Faksimile, Frankfurt am Main 1989, p. 99 e seg.

[29] Il problema del’iconografia delle virtú e dei vizi nell’arte medievale è stato elaborato da A. Katzenellenbogen, Die Psychomachie in der Kunst des Mittelalters von Anfängen bis zum 13 Jahrhundert, Hamburg 1933 (Dissertation, manuscript); idem, Allegories of the Virtues and Vices in Medieval Art From Early Christian Times to the Thirteenth Century, Toronto – Buffalo – London 1989.

[30] Così gli Apostoli vennero venerati come protettori della Patria. J. Fija?ek, Histori ?wi?ta…, p. 3; T. Lalik, O patriotycznym ?wi?cie Rozes?ania Aposto?ów w Ma?opolsce XV wieku. [Sulla Festa patriottica del Divisio Apostolorum in Polonia Minore del XV sec.] “Studia ?ród?oznawcze” 26:1981, p. 23-32. Come ex voto venivano erette in Polonia le cappelle dedicate con il titolo della Divisio Apostolorum.

[31] Essi sono: Pontyfika? Zbigniewa Ole?nickiego, ok. 1430 (AKMW, nr 12 KP); Pontyfika? Tomasza Strz?pi?skiego, 1455-1460 (AKMW, nr 13 KP); Pontyfika? Fryderyka Jagiello?czyka, 1493/1494 (AKMW, nr 14 KP); Z. Oberty?ski, Pontyfika?y krakowskie XV wieku, [I libri pontificali di Cracovia] “Prawo Kanoniczne” 4:1961, p. 402 e seg.; B. Miodo?ska, Ma?opolskie malarstwo ksi??kowe 1320-1540 [La miniatura libraria nella Polonia Minor], Warszawa 1993, p. 238, passim.

[32] B. Miodo?ska, Miniatury Stanis?awa Samostrzelnika. [Le miniature di Stanislao Samostrzelnik], Warszawa 1983, p. 130-131.

[33] Mc 16,15: Poi disse loro: “Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura. Chi crederà e si farà battezzare sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.

[34] Le coppie di Apostoli ed i paesi della loro missione sono descritte in: J. J. Hess, Geschichte und Schriften der Apostel Jesu, Zürich 1778. Questo tipo di iconografia descrive: A. Katzenellenbogen, The separation of the Apostels, “Gazette des Beaux-Artes”, 91: 1949, p. 81-98; idem in versione francese, ibidem, p. 143-148. Il secondo tipo della divisione degli Apostoli si svolge dopo la Risurrezione di Cristo, quando Egli li manda in tutte le parti del mondo per battezzare le genti e predicare il Vangelo (Mt 28,18-20). Questo mandato gli Apostoli l’hanno realizzato dopo la Pentecoste e, secondo la leggenda, prima di uscire dal Cenacolo hanno composto il Simbolo della Fede – cioè il Credo Apostolorum.

[35] Questo corrisponde al testo del Vangelo di Marco (6, 7-9; 13): “Chiamati a sé i Dodici, incominciò a inviarli a due a due, dando loro il potere sopra gli spiriti immondi. Comandò loro che, ad eccezione di un bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane né bisaccia né danaro nella cintura; che calzassero i sandali, ma non indossassero due tuniche… Essi partirono, predicando che si convertissero; scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti malati e li guarivano.

[36] A. Ziomecka, ?l?skie malarstwo gotyckie [La pittura gotica in Slesia], Wroc?aw 1986, p. 66 e seg., pos. catt. 19; idem, Pracownie ?l?skie w ko?cu XV wieku. Wroc?awski Mistrz ?wi?tej Rodziny, [Le botteghe di Slesia alla fine del XV sec. Il Maestro della Sacra Famiglia di Breslavia], Wroc?aw 1993, p. 11.

[37] I. Chalupecký, V. Wolf, F. Majerech, Chram sv. Jakuba v Levo?i Dielo Majstra Pavla, [La chiesa di S. Giacomo a Levo?a, l’opera del Maestro Paolo], Levo?a 1994.

[38] Durante l’ultima apparizione del Gesù Risorto in Galilea Egli disse agli Apostoli: “Ogni potere mi è stato dato in cielo e in terra. Andate dunque, ammaestrare tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho ordinato. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo” (Mt 28,18-20).

[39] Può darsi che questa iconografia all’inizio avesse legame con il patrocinio della chiesa.

[40] Ch. Stiegemann, Le cycle des Apotres au Credo de la cathédrale de Paderborn, in: Pensée…, p. 55n.

[41] Questo detto di Gesù si rivolge alla prima separazione degli Apostoli, gli incisori hanno sbagliato le referenze bibliche, invece di Lc 15 , dev’essere Lc 9.

[42] Il modo di rappresentare i profeti come anziani e invece gli apostoli come giovani si interpreta come alegoria della Vita contemplativa e della Vita activa, cfr.: E. G. Grimme, Europäische Goldschmiedekunst Mittelalters. Reliquiare, Köln 1972, p. 130-132.

[43] La vasca battesimale è stata eseguita per ordine dell’abate della badia degli apostoli Pietro e Paolo a Merseburgo, presso Lipsia. L’abate fu favorito dall’arcivescovo di Magdeburgo, Wichman, del quale si trova il ritratto sulla porta bronzea di P?ock. Le immagini dela vasca battesimale sono pubblicate in: R. Budde, Deutsche romanische Skulptur 1050-1250, München 1979, p. 54-55, il. 87.

[44] M. Seidler, Schrein des hl. Heribert, in: Ornamenta Ecclesiae. Kunst und Künstler der Romanik in Köln, [Hrsg. ] A. Legner, Bd. 2, Köln 1985, p. 314-323; A. Legner, Reliquien in Kunst und Kult zwischen Antike und Aufklärung, Darmstadt 1995, p. 137; W. Pinder, Der Bamberger Dom in 45 Bildern, Königstein (senza la data).

[45] L. J. Friedmann, Text and iconography for Joinville’s Credo, Cambridge – Massachusetts 1958; A. Ritz-Guilbert, op. cit, p. 101.

[46] F. Avril, Buchmalerei am Hofe Frankreichs 1310-1380, München 1978, p. 61, il. 11 (Die großen Handschriften der Welt).

[47] Del 1500 sono datate le figure degli Apostoli con le immagini dei Profeti, dipinte sui pilastri della cattedrale di Wiener Neustadt. Asieme con essi sono state poste le scritte degli articoli del Credo Apostolorum con le profezie dei Profeti. K. Oetinger, Lorenz Luchsperger der Meister der Wiener Neustädter Domapostel, Berlin 1935. [Seria] Forschungen zur deutschen Kunsgeschichte [Hrsg.] von Deutscher Verein für Kunstwissenschaft, Bd. 12.

[48] R. Behrens, Der Göttinger Barfüsser-Altar. Ein Beitrag zur Geschichte der niedersächsischen Malerei des frühen 15. Jahrhunderts, Bonn 1939; G. von der Osten, Katalog der Gemälde alter Meister in der Niedersächsischen Landesgalerie Hannover, Hannover 1954, nr 182, 183, 184, p. 87-90; W. Arnold, Die Inschriften der Stadt Göttingen, München 1980, nr 38, p. 69 e seg.

[49] Die Kunstschätze des Vatikan, [Hrsg.] R. de Campop, Köln 1988, il. 44.

[50] La stampa è stata dedicata a Kaspar Cannegiser e Martin Sideman. Il suo pieno titolo è: SYMBOLUM NOSTRAE HOC EST CHRISTIANAE FIDEI PER DIVOS APOSTOLOS CONGESTUM PROPHETIS VETERIS TESTAMENTI CORRESPONDENS, IDQUE NON SOLUM ORATIONE PROSA VERUM ETIAM CARMINE ELEGIACO, Ex Oficina Typographica Martini, De Dolgen 1552.

[51] A. Ritz-Guilbert, Aspects de l’Iconographie du Credo des Apotres dans l’enluminure Médiévale, in: Pensée… p. 101 e seg.

[52] Cfr. G. Schiller, op. cit. il. 230, 328-331. L’autrice nella descrizione della illustrazione 230, (p. 190) da una sbagliata catalogazione del codice: Mp. lat. G. v. I 78; I. P. La catalogazione giusta si trova in: Mokretsova, V. L. Romanova, Les manuscrits enluminès français du XIIIe siêcle dans les collections sovietiques 1270-1300, Moskva 1984, p. 194-231.

[53] P. Simor, Le Credo dans son contexte: un appui pour d’autres themes, in: Pensée…, p. 207n il. 1.

[54] L’affresco è stato realizzato nella cappella sepolcrale di Enrico il Leone, il principe dei Welf, Sassoni e Bavari, dopo il suo ritorno dal pellegrinaggio in Terra Santa nel 1173. Lui era devoto degli Apostoli e per questo ha ordinato di rappresentare il Credo Apostolorum anche in un’altra chiesa da lui fondata in Gandersheim, nonché fra le stupende miniature del suo Evangeliario e inoltre sull’altare portatile eseguito da un orafo di Colonia, Eilberto, appartenente al tesoro dei Welf. Inoltre il Credo si trova anche su sette placche smaltate, disperse nei diversi musei del mondo: nel British Museum a Londra, nello Städtisches Museum a Bamberga ed infine nel Kestner-Museum ad Hannover. Cfr.: D. Kätzsche, Der Welfenschatz im Berliner Kunsgewerbemuseum, Berlin 1973, p. 30 seg.; O. von Falke, R. Schmidt, G. Swarzenski, Der Welfenschatz: Der Reliquienschatz des Braunschweiger Doms aus dem Besitze des herzoglichen Hauses Braunschweig-Lüneburg, Frankfurt am Main 1930, catalogo nr17; N. Stratford, A propos de trois émaux du British Museum: le theme des Apotres au Credo au XIIe siecle, in: Pensée… p. 111n. O. Demus, Romanische Wandmalerei, München 1992, p. 193 seg., il. 220.

[55] Altri esempi troviamo sul catalogo: La dimora di Dio con gli uomini (Ap. 21,3). Immagini della Gerusalemme celeste dal III al XIV secolo. Catalogo della exposizione, [Ed. ] M. L. Gatti Perrer, Milano 1983, nr 134 e seg.

[56] W. Müller, Die heilige Stadt: Roma quadrata, himmlisches Jerusalem und die Mythe von Weltnabel, Stuttgart 1961.

[57] W. von Löhneysen, Eine neue Kunstgeschichte, Berlin – New York 1984.

[58] Un eccezionale esempio dell’iconografia simbolica del Credo sono le tavolette dal convento delle benedettine a Wormel (Westfalia) del XIV sec. (ora nel Kaiser-Friedrich-Museum, a Berlino). In questa pittura gli Apostoli sono stati rappresentati sotto forma di dodici leoni con delle frasi del Credo. Cfr.: W. Molsdorf, op. cit. p. 139, 187-188.

[59] L’autore delle pitture è un ignoto, del 1500 ca. Nell’immagine di Giuda Taddeo sono stati rappresentati i fondatori, il magistrato Claus von Zerf con sua moglie Adelheid von Besselich, Cfr. : F. Ronig, Trier. Liebfrauen – Basilika, Passau 1996, p. 27 e seg.

[60] Sanctus Gregorius Magnus, Liber Sacramentorum, PL 78, col. 50 B.

[61] Innocentius III papa, Sermo XXIII in solemnitate Sanctae Pentecostes, PL 217, col. 416 C. La pratica di ornare le colonne delle chiese con le figure degli Apostoli era diffusa nel Medioevo (per es. a Treviri, Unsere Liebfrauen). Uno dei primi esempi è costituito dagli affreschi eseguiti fra le finestre della basilica di S. Georg sulla Reichenau – Oberzell (X-XI w.). J. Sauer, Die Symbolik des Kirchengebäudes und seiner Ausstattung in der Auffassung des Mittelalters, Freiburg 1924; G. Bandmann, Mittelalterliche Architektur als Bedeutungsträger, Berlin 19909.

[62] “Quicumque societatem cum Deo habere desiderant, primo Ecclesiae societati debent adunari, illamque fidem addiscere et eius sacramentis imbui, quam apostoli ab ipsa praesente in carne Veritate perceperunt” – Florus Diaconus Lugdunensis, De expositione Missae 54, PL 119, col. 49 D.

[63] Concilium episcoporum Arelatense ad Silvestrum papam, CSEL 26 p. 4-15, 207.

[64] Liber Sacramentorum. Praefatio Missae in die natali Petri et Pauli, PL 78, col. 124 D.